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Messico.7-Oaxaca, San Jose' del Pacifico, Tapachula

 


Oaxaca 9.4

Ok, a malincuore, lascio il mare.
Da Puerto in 6 ore di tornanti attraverso le montagne arrivo ad Oaxaca, capitale dello stato omonimo e citta' splendida, caotica, piena di festa, di musica e di Messico.
Nel Zocalo, la piazza principale, quasi ogni sera c'e' uno spettacolo di musica o danza, e spesso cortei di gente che indossa maschere o e' dentro ad enormi costumi di cartapesta.
E' anche uno dei luoghi famosi per il mezcal e infatti ogni tre negozi ce n'e' uno che vende mezcal con ragazze fuori che offrono assaggi.
Volendo uno potrebbe ubriacarsi facendo il giro di tutti I negozi e probabilmente e' per questo che molti alla sera sono chiusi.
Il primo giorno, dopo aver cambiato albergo e una notte insonne, visto che a Oaxaca I cani randagi stanno sui tetti delle case basse e abbaiano tutta la notte, vado al tempio di Santo Domingo e al relativo museo, allestito benissimo nella parte adiacente alla chiesa, ex convento.
Il posto e' favoloso sia per l'architettura, sia per le sale, che oltre a manufatti storici espongono anche cose moderne relative allo stato di Oaxaca e alle sue etnie, che sono le piu' numerose del Messico.
Dalle finestre e dai balconi del museo si vede l'orto botanico, con piante e cactus che sembrano inventate.
E sopratutto nel museo c'e' il tesoro della tomba 7 di Monte Alban, scoperto nel 1932 dall'archeologo Alfonso Caso.
Il tesoro funerario della capitale degli Zapotechi e' strepitoso, ed e' una specie di miracolo che sia sfuggito ai conquistadores, che l'avrebbero fuso e portato in Europa.
Come dice Galeano, e sono d'accordo, la rivoluzione industriale europea, lo sviluppo e la trasformazione del Vecchio Mondo lo si deve sopratutto, a livello economico, all'oro e all'argento del Messico, della Bolivia e del Peru'.

Cosi' dopo un po' di storia, il giorno dopo prendo un autobus che mi porta a Monte Alban, le rovine della capitale zapoteca, che e' a mezz'ora da Oaxaca.
Il sito e' molto piu' bello di quanto mi aspettassi, e' uno dei pochi (forse l'unico) da cui salendo su una piramide si puo' avere una visione totale dell'antica capitale, con I suoi templi e palazzi.
L'unica cosa che mi lascia perplesso e' che e' possibile salire soltanto su poche piramidi, la maggior parte sono recintate e inaccessibili.
Ci sono due campi da gioco della palla, di cui uno piccolissimo, usato probabilmente solo dai dignitari.
Il gioco della palla, fondamentale in tutti I popoli precolombiani, consisteva piu' o meno in due squadre che dovevano spingere una palla piuttosto pesante, con gomiti, natiche o cosce, all'interno di un anello.
Secondo alcune fonti, anche se restano dubbi in proposito, erano I vincitori ad essere sacrificati, ed era un grandissimo onore vincere e poi farsi ammazzare in onore degli dei.
A Monte Alban ci sono anche sculture (le originali stanno ora al museo del sito) dei danzatori, probabilmente nemici, in cui si vede che venivano evirati.
Anche le tombe sono chiuse, sopratutto una con degli affreschi che e' chiusa al pubblico per ragioni di studio.
La tomba 7 invece, quella dove trovatono il tesoro, e' visibile attraverso un vetro ma ovviamente non avendo conservato pitture e' solo una piccola nicchia col tetto triangolare vuota.
Al contrario di altri siti precolombiani, come per esempio Palenque in mezzo alla giungla, Monte Alban e' su un terreno spoglio e secco, sopra un'altura gialla con qualche albero e qualche pianta di agave, da cui si vede un panorama splendido sulle valli circostanti.
Cerco come ho fatto altre volte di vedere la citta' viva ma non mi e' cosi' semplice, sopratutto perche' non so abbastanza.
Cerco di immaginarmi come doveva essere quando le strade erano affollate di mercati, venditori, guerrieri, e le cime delle piramidi di sacerdoti e di nobili.
Cerco di vedere lo splendore della civilta' zapoteca ma non ci riesco benissimo.
Una volta mentre aspettavo davanti al duomo di Modena, complice probabilmente anche un po' d'hashish e la fissa che mi era venuta sul Medioevo, sono riuscito a vedere la polvere degli scalpellini, I carri trainati dagli animali, gli ingegneri che srotolavano I progetti, e piu' in la' il fumo delle cucine degli operai e il rumore della costruzione, ma qui e' tutto molto piu' difficile.
Da quando vedo cose precolombiane, resto sempre sorpreso di quanto siano in tutto e per tutto differenti da qualunque cosa abbia mai visto in Europa, dalla scrittura maya, alle steli decorate, alle statue cosi' complesse che sembrano quasi barocche.
Non posso non chiedermi sempre come si sarebbero sviluppate se I conquistadores non avessero praticamente distrutto, ucciso e rubato qualunque cosa.
Comunque, Monte Alban resta un posto favoloso a due passi da Oaxaca.
Mi dedico poi alla gastronomia (la tlayuda e' un piatto famoso di Oaxaca, e consiste in una grande tortilla molto sottile spalmata degli immancabili frijoles e di cui si sceglie il ripieno e la salsa), alla prova dei mezcal (persino nei supermercati te li fanno assaggiare prima di comprarli) e a passeggiare per I mercati in cui vendono cavallette, o per I suoi parchi .
Vado anche con un taxi collettivo (ci stanno 5 persone, due davanti, come mi capita al ritorno) a El Tule, per vedere il famoso albero che sta davanti alla chiesa del paese.
Alcuni dicono sia l'albero piu' grande del mondo, con la sua circonferenza di 58 metri.
E in effetti e' piuttosto impressionante, non si riesce praticamente a fotografarlo, da quanto e' largo.

San Jose del Pacifico, 14.4

E' una cosa che avevo sempre voluto provare, stare seduto sulla veranda di una baita a guardare dei boschi.
Questi fantastici boschi mi ricordano quelli del Maine e del Colorado, che conosco ovviamente solo attraverso le descrizioni di Stephen King.
Ho 37 libri in ebook con me, e ho appena finito di leggere Shining, che non avevo stranamente mai letto.
L'atmosfera del posto in cui dormo le prime due notti a volte mi ricorda l'Overlook Hotel.
Una sera, mentre sto a bere in veranda guardando I boschi avvolti nella nebbia, col frastuono del Messico che qui e' soltanto uccelli che sembrano parlare al contrario e vento tra I pini, mi sembra che in tutto il mondo ci siamo soltanto io e una birra.
E' tutt'altro che una sensazione di solitudine.
E' come se tutto il mondo, a parte la birra, mi appartenesse.

A San Jose' entro alla Taberna de los Duendes, ristorante italiano gestito da Davide e da Eriberto, suo socio di San Jose'.
Davide ha vissuto in India, a Tulum e ora si e' trasferito qui.
Questo non e' strano, la cosa piu' sorprendente e' che conosce mia cugina molto meglio di me.
E' lui a dirmi con certezza che vive in una villa vicino a Tulum, e prima poi arrivero' a salutarla.

San Jose' e' famosa sopratutto per I suoi funghi, allucinogeni e non, ma ora non e' stagione.
Bisognerebbe venirci da giugno in poi, quando piove praticamente tutti I pomeriggi e I boschi si riempiono di giganteschi porcini e altri funghi commestibili.
Con mia enorme sorpresa pero', a San Jose' c'e' dell'hashish favoloso.
Pensavo che in Messico non sapessero nemmeno cosa fosse, e invece qui, grazie se ho capito bene a qualche straniero, questo fumo fantastico te lo vende pure il fruttivendolo.
Resto sconcertato giusto prima di fumare il primo joint, che poi mi piega la testa, e fara' si' che a San Jose' tra fumo, birre Leon e mezcal, restero' sobrio giusto qualche ora al giorno.
E quindi divento subito un tipo classico: a seconda di come mi sveglio al mattino e della forma fisica sono "il turista stonato che guarda I boschi" o "il turista che va a stonarsi nei boschi"
Il paese e' microscopico, abitato da 6-700 persone, qualche casa e ristorante lungo la strada principale e poi la chiesa e le scuole che si sviluppano salendo verso la montagna.
Tutto attorno, per chilometri, boschi di pini e qualche paesino in cui si parla ancora zapoteco, sulle favolose valli centrali del Messico.
E' il primo, e forse unico chissa', posto in Messico in cui l'acqua che esce dai rubinetti e' potabile, visto che arriva direttamente dalle sorgenti sulle montagne.
La sua fortuna la deve ai funghi e al fatto che, almeno finche' non finiranno di costruire un'autostrada, e' sulla rotta che da Oaxaca porta alla costa, a Pochutla, da cui si va poi alle spiagge di Puerto Angel, come Zipolite e Mazunte.
Non c'e' un bancomat, e per prendere soldi bisogna fare un'ora di minibus (suburban) ed arrivare a Miahuatlan.
Miahuatlan e' il classico paese messicano caotico e polveroso, e ogni volta che ci vado non vedo l'ora di tornare a San Jose'.
E' piu' bello andarci stonato (ma senza nulla in tasca che c'e' sempre un controllo dei militari) su un suburban che passeggiarci in mezzo.
I suburban, pulmini a 9 o 12 posti, percorrono ogni giorno questa strada di tornanti, boschi e dirupi, a velocita' impressionante, come se fossero sempre in gara l'uno con l'altro o volessero stabilire un nuovo record.
Quando ci vado in macchina, ci mettiamo il doppio del tempo, e penso che se dovessi guidare io, il tragitto da Oaxaca a Pochutla, che I suburban percorrono in circa 6 ore, lo farei come minimo in 9.

A San Jose' conosco anche Franco, di Pescara ma che da anni vive col fratello gemello a Sabadell, vicino a Barcellona, dove gestisce un locale.
Appassionato ("non si e' mai esperti", dice) di funghi e' qui perche' ha comprato un terreno e sta costruendo una casa piuttosto bella in cui verranno lui e il fratello quando a Sabadell e' bassa stagione.
Qui, ovviamente a seconda della posizione e della grandezza, si compra un terreno e si costruisce una casa con 25000 euro.

Una mattina con Davide e Franco partiamo di buon ora, cioe' dopo le 11, per salire sul monte attraverso il bosco.
C'e' una specie di sentiero, intervallato di tanto in tanto da alberi caduti, su cui io e Franco ci inerpichiamo con una certa fatica, mentre Davide che ormai e' un montanaro e Bella, la sua cagna tipo husky che tra I pini sembra davvero un lupo, vanno molto piu' rapidi.
In cima ci sdraiamo stanchi in una piccola radura dove a volte qualcuno viene qui a fare un fuoco, ma oggi e di solito non c'e' davvero nessuno.
Fumiamo un paio di joint e ci sdraiamo a riposarci sull'erba.
Il silenzio e' totale, siamo circondati di felci che entreranno nei mie disegni, e sui tronchi degli alberi crescono piante credo parassite da cui escono ciuffi rossi che le fanno sembrare flora sottomarina.
Il sole alto del pomeriggio illumina le cime di pini, trasformandone le foglie sottili in fiori di luce bianca.
E' tutto talmente splendido che credo persino a Davide quando mi dice che in quel punto passa una linea di forza e di energia, come quelle si dice su cui siano costruite alcune cattedrali gotiche, o le piramidi sia egizie che precolombiane.
Non posso pero' credergli quando mi dice chee nel deserto vicino a Real de Catorce ha visto un oggetto volante che proiettava al suolo un raggio di luce verde.
Non e' che non creda agli alieni, confesso di aver tenuto , l'ultimo anno che lavoravo in Maserati, appesa dietro la mia scrivania l'equazione di Drake, ma non credo mai che siano esattamente come ce li hanno descritti I film d fantascienza degli anni '60.
E continuo a sperare che prima o poi un extraterrestre arrivi contemporaneamente in Vaticano e alla Mecca per dire:
"Scusate, vi ha creato mio figlio per sbaglio mentre giocava al Piccolo Chimico su Alpha Centauri.Piu' o meno l'anno scorso."
Credo che risolverebbe molte cose.

Franco ci racconta di quando in Spagna una volta ha accompagnato nei boschi due persone a prendere I funghi.
"Erano due persone che pensavano solo al successo e ai soldi, e non le conoscevo nemmeno cosi' bene.
I funghi li avevo coltivati io, con le spore che avevo comprato in rete, era psilocibina messicana.
Avremmo dovuto prenderne circa 3 grammi a testa, solo che non mi sono accorto che avevo la bilancia settata in once, cosi' alla fine ho fatto un the' con circa 30 grammi a testa.
Quando nel bosco l'ho bevuto mi sono accorto subito che qualcosa non andava.
Mi sono allontanato, perche' non avevo voglia di prendermi cura di due persone al loro primo viaggio sbagliato.
In realta' quando sono tornato e ho fatto per chiedergli scusa, loro erano entusiasti, per qualche strana ragione fortunatamente solo io avevo avuto un bad trip."

Una mattina accompagno Franco a San Mateo, il paese vicino, e il municipio piu' grande della zona.
Me ne aveva parlato un italiano che vive li' con la moglie messicana e la figlia (che ha ahime' chiamato Parvati) e vende dell'ottimo pane nei paesi vicini.
Appena arrivati, mai sobri, io e Franco abbiamo la stessa strana sensazione.
San Jose' e' minuscolo ma nel suo piccolo caotico, sporco e disordinato.
San Mateo mi fa venire in mente le alpi svizzere.
E' tutto pulitissimo, tutto sembra appena dipinto, non c'e' quasi nessuno in giro, sembra un modellino di paese rosa dimenticato dal figlio di un gigante davanti a una valle.
E' pero' certamente piu' vero di San Jose', non essendo un posto di passaggio, e il paesaggio che circonda il paese e' semplicemente favoloso.
Franco deve andare da un tale che si chiama Ricardo, che fa l'elettricista, per eventualmente assoldarlo per l'impianto elettrico di casa sua.
Vuole prima parlarci e vederlo per vedere che tipo e'.
Proseguiamo in macchina per qualche chilometro di strada sterrata a precipizio sui boschi, e ogni volta che incontriamo miracolosamente qualcuno ci dice che non ci siamo persi, ma di andare piu' avanti, piu' avanti, piu' avanti.
Quando arriviamo a El Campanario, dove vive Ricardo, penso che avevamo avuto l'idea di scendere a piedi, e in quel caso per tornare avremmo avuto bisogno di un elicottero.
Ricardo sta arrivando dalla montagna con in mano dei rami secchi e ci accompagna a casa sua, che non e' come avevamo creduto quella bella casa alimentata da pannelli solari che avevamo visto poco prima.
La casa di Ricardo, su un terreno che ha comprato anni fa un suo conoscente e poi non c'e' mai piu' tornato e' una strana baracca a due piani, con una zona letto a soppalco e al pianterreno due panche e una specie di bancone, e ganci per appendere pentole e tenere il cibo lontano dagli animali.
Non c'e' acqua corrente ne' tantomeno elettricita'.
"Ora sto cominciando a pensare di dipingere di bianco le assi interne, per tenere lontano gli insetti."
"E quanto tempo e' che stai costruendo casa?" gli chiedo nel tempo di un caffe', che qui, dovendo prima accendere il fuoco su cui scaldare l'acqua, diventa infinito.
"Beh, sono circa 8 anni."
Ah.
Ricardo e' di Madrid, e vive qui praticamente da clandestino.
La sua casa da' sulla valle ed e' lontana da qualunque cosa.
E' stato tossico di tutto, e' stato ricco trafficante, e ha visto I suoi amici cadere d'eroina uno dopo l'altro.
Ora vive qui, non beve, ci offre dell'ottima erba e prende funghi quando e' stagione.
"Piano piano I funghi mi hanno pulito.Prima il corpo, poi piu' lentamente la mente."
ci dice.
Anche Franco parla di una via dei funghi che ti porta volta dopo volta a una maggiore consapevolezza di cosa sia davvero importante per te, ed e' una cosa che ignoro ma credo meriti rispetto.
Ricardo e' un'ottima persona e a dispetto di tutto, almeno a parole, sembra che quando parla di impianti elettrici sappia benissimo quello che dice.
In realta' per Franco, dopo aver comprato I materiali a Miahuatlan, la cosa piu' difficile sara' far venire Ricardo a casa sua.
Farlo lavorare e guadagnare in pratica.
"E' povero per quelli che noi consideriamo poveri", dice Franco quando torniamo.
Ricardo sembra piu' felice di molti altri ma per entrambi la sua scelta e' troppo estrema, troppo primitiva, forse troppo pura.
Forse siamo stanchi di molte cose del mondo da cui proveniamo ma entrambi sappiamo di aver bisogno di un frigo e di una cucina.

A Puerto Escondido c'erano due magnifiche bionde, una austriaca e l'altra del nord europa, che cercavano di vivere vendendo acchiappasogni.
Erano cosi' belle e cosi' poco disponibili che tutti I messicani le consideravano lesbiche.
Una di loro mi aveva detto che erano state a San Jose', avevano preso I funghi ma non era stagione.
Erano affogati nel miele e cosi' perdevano tutta la psilocibina.
Franco li ha oviamente comprati lo stesso, e siccome non vuole prenderli da solo accetto il suo invito.
Sarebbe stato scortese non fargli compagnia no?
Ci accomodiamo in una radura nel bosco vicino alla strada, poco piu' su del paese.
Non c'e' pericolo di rompiscatole perche' se un messicano vede un turista nei boschi quasi sempre cambia strada perche' sa che il bianco e' li' a mangiare funghi.
Il barattolo di funghi nel miele sarebbe per 3 viaggi, secondo quello che l'ha venduto a Franco.
Dopo esserci detti per I 3 giorni prima che avremmo cominciato con una dose piccola, una volta nel bosco ci dividiamo il vasetto in due, senza pensarci piu' di un secondo.
L'effetto e' molto, molto blando.
Non posso dire che non ci sia, perche' dopo un po' mi accorgo che non sono piu' come prima ma e' tutto molto leggero.
Nessuna allucinazione visiva, solo qualche forma che appare di tanto in tanto nel grande bosco di pini alle nostre spalle.
In realta' la cosa che piu' mi colpisce e' quando l'effetto scende, e allora comincio a sentire e vedere I moscerini e le mosche mi danno fastidio.
Ma non e' che prima non li sentivo, non mi ha punto niente quando l'effetto era attivo, per quanto sia rimasto a lungo sdraiato sull'erba.
Era come se sotto l'effetto del fungo fossi piu' amico del bosco, pur senza rendermene conto.

Anche a San Jose' mi fermo piu' del previsto, incantato dai boschi.
Poi decido che se non vado in Guatemala ora non ci andro' mai piu', in uno di quei pensieri che tendono a rendere epiche le scelte piu' facili.
Una mattina saluto, lascio il fumo rimasto, e prendo un suburban per Oaxaca, da cui intraprendere il lungo (13 ore circa) viaggio notturno fino a Tapachula.

30-4 Tapachula

Tapachula, in Chiapas, e' a due passi dal confine.
Qui vengono in molti per uscire dal Messico e rientrarci subito dopo con altri sei mesi di possibile permanenza.
Di solito appena arrivati prendono un colectivo per Ciudad Hidalgo, attraversano la frontiera e tornano indietro.
Io non ne avrei bisogno ma mi ci fermo comunque una notte perche' ho moltissimo tempo e sopratutto sono un po' sfinito dalle ore di autobus, comodo e tutto quanto ma su cui non ho dormito quasi nulla.
Guardo giusto la piazza principale, con un bel mercato temporaneo di bancarelle di tutti gli stati del Messico, assaggio il caldo infernale delle strade del centro, bevo birre sotto un diluvio, e la mattina dopo sono pronto per passare la frontiera.
Saluto il Messico.

CAMBIAMENTI DI PROGRAMMA 2

Il mio viaggio si e' molto rallentato.
Devo ancora andare in Guatemala, e ancora a trovare mia cugina nella parte caraibica del Messico.
Se penso al mio ritorno penso a una casa in cui non posso piu' vivere e che vendero', e a un paese di cui a parte gli affetti, mi manca soltanto la pizza.
In questi mesi di viaggio, alla scuola della vita, se esiste davvero, non mi e' andata male.
In molte materie ho avuto voti discreti.
Mi hanno pero' rimandato in "maturita'", "saggezza" e "programmi per il futuro".
Per questo torno a settembre.


   
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