Durango 13-15.12
Vabbe', a Durango mi fermo prima di tutto per spezzare il traffico fino a Chihuahua, e poi per una volta, anche per mettere una bandierina.
Mi piace dire a me stesso che sono stato a Durango.
Ma ci sto cosi' poco che riesco solo a vedere la piazza principale messicanamente illuminata per le feste, bere qualche birra nella zona fumatori di un locale che e' praticamente una gabbia e a rovare il caldillo durangueno, un ottimo stufato di manzo piccante.
Il primo giorno a Durango lo passo nella stramba terrazza della mia camera a leggere un libro per imparare qualche parola di spagnolo.
Vedo I primi cowboys, con stivali a punta e fibbie argentate, cappelli a tesa larga quasi tutti rigorosamente bianchi e camicie decorate con bottoni di madreperla, e per Durango e' quasi davvero tutto.
Chihuahua 16-18.12
A Chihuahua vengo fondamentalmente perche' e' uno dei due capolinea della ferrovia Chihuahua-Pacifico, detta CHEPE, che passa attraverso la Barranca del Cobre (Canyon del Rame).
Ma la citta' e' una piacevole sorpresa, dopo che la guardo svegliarsi all'alba, visto che dopo averlo letto diecimilioni di volte mi ero scordato che il fuso orario cambiava andando un'ora indietro.
Cosi' arrivo alla stazione degli autobus non alle 6 ma alle 5 del mattino, e aspetto un paio d'ore ascoltando uno degli audiolibri che per fortuna ho portato con me.
Chihuahua e' una grande citta' ma e' tranquilla, alcune strade sono tra le piu' silenziose che ho incontrato in Messico (dato per scontato che il silenzio NON e' messicano), e in cima alle grandi vie che la percorrono quasi in ogni direzione si vedono le montagne della Sierra che la circondano, attraverso un cielo enorme e in questo periodo piuttosto fresco.
Ma non fa freddo come mi avevano detto, di giorno il sole come al solito scalda qualunque cosa e alla sera e' sufficiente una felpa e un giubbetto (anche perche' sono tutti I vestiti che ho).
Mi alloggio in una stanza di tipo economico dell'Hotel Santa Regina e come al solito (quando arrivo dovunque, per quanto stanco possa essere, esco subito, per avere l'impatto del nuovo e capire dove sono) vado in giro alla deriva nelle strade che circondano la Cattedrale barocca, tra negozi di vestiti usciti da un libro di Cormac McCarthy e le vie pedonali affollate per il vicino Natale di venditori di ogni cosa e di gente che ogni cosa sembra volerla comprare.
Mi piace Chihuaua, il Parco Lerdo alla cui biblioteca regalo il libro che ho finito per togliere peso dalla valigia, la cordialita' delle persone, e questo cielo terso e trasparente che fa apparire di sorpresa le montagne in lontananza.
Che ne so, ci sono posti che mi piacciono subito, e Chihuahua e' uno di questi.
E cosi' in questa citta' dove agli infiniti negozi di scarpe si sommano quelli di stivali di ogni forma, pelle e colore (compresi quelli minuscoli per bambini), dall'arancione allo zebrato, dal nero lucido all'argento, mi accomodo sulla sedia
di un lustrascarpe davanti alla Cattedrale.
C'e' qualcosa di artistico nei lustrascarpe messicani, a cominciare dalle decine di
scatolette, fiaschette e barattoli che sembrano uscire dal laboratorio di un alchimista, proseguendo con la maniacale pulizia che vogliono raggiungere e per finire col fatto che tra una chiacchiera e un giornale farsi pulire le scarpe non dura meno di un quarto d'ora.
E'un tempo lungo in linea con questo paese che, a parte forse Citta' del Messico, mi sembra per adesso prendere la vita con piu' calma, anche in questi giorni di prossima festa.
Un altro esempio e' che in tutti gli alberghi o ostelli in cui sono stato finora, il checkout e'alle 2 del pomeriggio.
Comunque sia, alla fine del lavoro, nelle mie scarpe prima impolverate di Messico, mi ci potrei specchiare.
Vado ovviamente a vedere la casa (e' piu' una gigantesca villa direi) dove alla fine della Rivoluzione vissero Pancho Villa con sua moglie, o diciamo tra le sue tante mogli, quella ufficiale.
E' molto piu' grande di quanto pensassi e al contrario del piccolo Museo della Toma di Zacatecas, ci sono moltissime foto e documenti originali.
Le fotografie sono Far-West puro, appese nelle sale tra migliatrici a rotazione e Winchester dell'epoca.
C'e' la macchina, con ancora I fori dei proiettili sulla carrozzeria, su cui Pancho Villa fu assassinato (e anni dopo, su commissione, tagliarono pure la testa al suo cadavere) ma la cosa che mi colpisce di piu' e' il tunnel sotterraneo scavato nelle fondamenta per fuggire in caso di assalto.
Perche', come si vede in una foto di prima della rivoluzione, di Pancho Villa bandolero, cioe' bandito, questo eroe dellla Rivoluzione messicana, probabilmente come tutti gli eroi reali, non era proprio un santo.
Erano tempi selvaggi, si potrebbe dire, e Pancho Villa forse era il piu' selvaggio di tutti.
Eppure fu uno dei protagonisti assoluti della Rivoluzione messicana, anche se alla fine la sua linea politica estremista in accordo con Zapata, come vuole sempre la storia recente, fu sconfitta.
E' un belliissimo museo, nessun dubbio, e' quello che il cinema ci ha fatto vedere in technicolor e quasi mi sorprende pensare e vedere che tutto invece sia successo davvero.
SERATE
La mia prima sera a Chihuahua vengo approcciato da un tipo della mia eta' a un semaforo, due chiacchiere in attesa del verde e mi propone di bere una birra insieme.
Non e' strano, perche' per ora I messicani (almeno qui al nord) sono molto curiosi
con gli stranieri ed entusiasti quando vedono che capisci la loro lingua.
(il mio spagnolo resta pero' tutt'ora imbarazzante)
Gia' al bar pero' c'e' qualcosa che non va.
E' troppo allegro, sorride troppo, fa troppe domande e mi da' troppe pacche sulla spalla.
Insomma, incomincio a sospettare che sia gay.
Ne ho la certezza quando per smaltirlo gli dico che vado in albergo a riposarmi causa il dolore alla schiena e mi dice che puo' farmi un massaggio.
Ora, contro I gay come sapete non ho nulla, da qui pero' a farmi massaggiare ce ne passa.
Un saluto e mi faccio portare due birre in camera prima di andare a cena in un locale in cui un Jason Mraz messicano canta con chitarra anche un pezzo in spagnolo di Gianluca Grignani, che qui sembra fare faville.
Mangio una bistecca.
Da solo.
La seconda serata chiuhuahuense invece e' magnifica.
Al bar dell 'hotel San Juan mi trovo al bancone a conversare con Manuel e una ragazza che lavora in Kuwait dell'Europa, del Messico, del mondo arabo, bevendo birre Indio a 15 pesos, e straordinariamente fumando.
Manuel e' un sosia di Raoul Julia, e' stato in Europa e in italia e parla un discreto italiano.
Anche la ragazza conosce qualche parola, visto che e' rimasta folgorata dal Lago di Como.
Tra una birra e l'altra parliamo di politica, di massimi sistemi, di storia e di tutto quello che ci viene in mente. Anche a Manuel chiedo perche' il Messico e' rimasto cosi' cattolico nonostante I conquistadores abbiano distrutto la cultura maya, che furono astronomi, conoscitori dello zero, economi e quant'altro.
"Perche' siamo stronzi", mi dice in un ottimo italiano.
Poi prosegue in spagnolo: "ma d'altra parte e' stato 500 anni fa, anche voi se non sbaglio avete avuto l'Inquisizione, con la sua crudelta' insensata, eppure..."
Gli brindo con la bottiglia il mio assenso.
E' stato in Italia, piu' o meno un mese e mezzo, e come la ragazza, mi dice che la polizia italiana gli e' sembrata aggressiva e violenta.
"Prima ti urlano in faccia, poi verificano chi o cosa sei, questo mi e' capitato alla Stazione Termini.Eppure so 4 lingue, ho un master in amministrazione, ho solo la pelle piu' scura, ehi ho soltanto piu' melanina!"
Gli chiedo della politica messicana e mi dice che ci sono bene o male tre partiti maggiori;
quello storico, da anni al potere, un altro partito conservatore, fatto di imprenditori e che ha dimostrato due volte di essere bravo ad amministrare la cosa pubblica, e il partito di sinistra, che dovrebbe essere dalla parte del popolo ma che ha avuto troppi scandali che non poteva permettersi.
"Per stare bene in Messico" - conclude ordinando un altro litro di birra Carta Blanca che versera' in un bicchiere mezzo pieno di sale e succo di pomodoro piccante, per quella che qui viene chiamata "michelada" - "o sei un politico, o sei un artista, o sei uno sportivo o sei un narco".
Parliamo dei cavalli, questi animali sconosciuti che Cortes porto' sulle navi dalla Spagna e che hanno cambiato il mondo per sempre in maniera cosi' incredibile.
E' anche per le armature di ferro ma e' sopratutto a causa di quelle creature sconosciute che Moctezuma credette che i conquistadores fossero Dei o messagggeri degli Dei, e li accolse come amici e con tutti gli onori.
Gli stessi cavalli che scappati o lasciati liberi per le sierras, molti anni dopo cominciarono a riiprodursi selvaggi, e diventarono compagni indivisibili e arma micidiale degli indiani delle pianure americane, che fino ad allora come unici animali domestici avevano I cani.
Ascolto la ragazza, che ha un ragazzo egiziano, parlare del Cairo, una citta' In cui prima o poi vorrei mettere piede.
"Una delle malattie del Messico e' il Malinchismo", mi dice Manuel,"e' il contrario dello sciovinismo potremmo dire, quando credi che gli altri facciano tutto meglio, che si stia meglio dappertutto e cosi' via"
Il termine deriva da La Malinche, la cui storia conoscevo gia'.
E' la donna india che ando' a vivere con Cortes, a cui diede anche un figlio, e che gli fece da interprete per anni avvertendo piu' volte I conquistadores dei numerosi piani dei nativi ai loro danni.
Per tutti I messicani La Malinche e' l'emblema del tradimento della propria patria, ne parlano con disprezzo e disgusto.
La serata procede tra brindisi quando qualcuno fa cadere un bicchiere, presentazioni di uomini e donne di cui non ricordero' mai le facce, e alla fine bevo 4 indio, che sommate alle tre che avevo bevuto in un bar solitario disegnando, fanno sette.
Esco dal bar alle 23 e riempio, si fa per dire, lo stomaco con un burrito che mi sembra il piu' buono che ho mai assaggiato.
Quando il giorno dopo, dopo essermi svegliato alle 4.30, scendo da un taxi alla stazione, sono un uomo senza qualita' che finge male di sapere quello che sta facendo.
Barcollando mi salva la mia follia di provare quasi tutto, cosi' prendo da un venditore di strada un champurrao, una strana bevanda calda al mais che al primo sorso credo mi fara' vomitare per sempre ma poi non so come mi da' energia per salire sul Ferrocarril CHEPE, la ferrovia Chiuhuaha -Pacifico, che mi portera' fino a Creel, prima tappa verso la Barranca del Cobre (Canyon del Rame).
Il CHEPE e' una delle meraviglie (e una di quelle follie di cui fanno parte I sogni, si potrebbe dire) dell'ingegneria ferroviaria del mondo.
655 chilometri di binari attraverso un canyon profondo e impervio, con 36 ponti e 87 gallerie.
E' uno dei viaggi in treno piu' spettacolari del mondo si dice, e una delle mete turistiche piu' gettonate del Messico, sopratutto dal turismo messicano.
Creel 18.12
Creel e' un piccolo pueblo di montagna, composto piu' o meno da quattro strade e due chiese, e una fila ininterrotta di alberghi lungo la strada principale che forse saranno pieni in estate ma ora sono tutti mezzi vuoti.
E' anche uno dei posti in cui vivono ancora gli indios Tarahumara, anche se loro si chiamano giustamente ancora col nome nativo, "raramuri", gente che corre veloce, perche' sono capaci di correre per chilometri velocissimi nella sierra.
Anche alcuni indiani americani, non ricordo se I Comanche o I Cheyenne, se restavano senza cibo e acqua, preferivano uccidere il loro cavallo , riempire le bisacce di dangue e di carne e poi cominciare a correre, perche' sarebbero andati molto piu' veloci che su un cavallo stanco e affamato.
Alcuni Tarahumara vivono ancora dentro a delle grotte, rifiutando la modernita', e si scaldano col fuoco e sbronzandosi di tesquino, un distillato di mais che vorrei assolutamente provare (ma alla fine non ce la faro' perche' non e' cosi' facile da trovare).
I Tarahumara sono artigiani e tessitori geniali, pochissimi fanno la carita', anche se gran parte di loro non ha nessun mezzo di sostentamento, molti vendono oggetti magnifici come cestini di paglia fatti a mano che si inseriscono uno dentro l'altro, o cactus di paglia, e tutti I vestiti e I colori che indossano sono semplicemente splendidii.
Come mi aveva detto Manuel nel bar di Chiuhahua, i Tarahumara per quanto poveri possano essere entreranno sempre nei locali a testa alta, al contrario degli indios del sud, che sembrano ormai sconfitti e senza speranza.
Quando a notte inoltrata sento un coltello che mi si pianta nel fianco destro, penso che il filetto che ho mangiato al Los Molcas fosse di quelli che davano agli indiani nelle riserve, poi penso a un attacco di appendicite e poi finalmente, si fa per dire, so che il fuoco di Sant'Antonio si e' risvegliato dopo un po' di tempo e cerca di farmi pagare una colpa probabilmente commessa in un'altra vita.
Passo la solita notte infernale e il giorno dopo disdico il tour che avevo programmato con David, un cowboy che avra' 400 anni, perche' non me la sento di fare 12 ore di sentieri e pickup.
E' un peccato perche' mi avrebbe portato a vedere I Tarahumara che vivono ancora nelle grotte e so che sarei riuscito a convincerlo a farmi assaggiare il Tesquino.
Ma non posso farcela, ho ancora male e devo stare in riposo.
La sera, stanco di dolore, decido di curarmi: prendo mezza codeina, ci bevo sopra 4 tequila e il male, momentaneamente, passa.
GENTE
Carlos, che ho conosciuto appena arrivato quando volevo smaltire I ragazzini che mi proponevano alberghi.
Ha un ristorante sempre vuoto nella piazza principale, ha lavorato 4 anni ad Aspen, in Colorado, in un ristorante italiano, e ora si prefigge di educare I messicani a mangiare piu' sano: insalate, pizze, spaghetti, lasagne, penne ai 4 formaggi.
(resta un po' stupito quando gli dico che la famosa pasta Alfredo e' un'invenzione americana che in Italia non esiste)
E' un compito improbo e folle, da tragedia greca.
Mi invita a Chihuahua alla cena della vigilia con la sua famiglia, ma declino l'offerta, un po' per timidezza, un po' perche' non posso davvero restare tanto a lungo a Creel.
Conosce la storia del suo paese, e mi parla degli indios Tarahumara, del fatto che e' da queste parti che ci fu la prima rivolta contro Porfirio Diaz, che porto' poi alla rivoluzione messicana, e di Geronimo, che si spinse fino allo stato di Chihuahua per nascondersi con gli ultimi apaches, anche se poi si arrese agli americani, perche' gli indiani e I messicani si odiavano, gia' lo sapevo, perche' I messicani sembra fossero inutilmente crudeli.
D'altra parte Geronimo durante la fuga massacro' tutti I messicani che incontrava sulla sua strada.
Dal poco che ho letto alcuni storici dicono che I pochi indiani che praticavano la tortura l'avevano imparata sulla propria pelle dai messicani.
Ma la tortura per un indiano poteva anche essere l'opportunita' di dimostrare, con l'impassibilita' e il silenzio, il proprio valore davanti alla morte.
In realta' la crudelta' per loro piu' incomprensibile restavano le prigioni dei bianchi.
Gli indiani non riuscivano a comprendere come un essere umano potesse chiuderne in gabbia un altro, senza dargli la possibilita' di morire dimostrando il proprio coraggio.
Jack, 65enne di Los Angeles alto quasi 2 metri ("potevo forse diventare un giocatore di basket", mi dice, "ma mi mancava il killer instinct, la capacita' di mantenere la tensione per tutto il tempo, e cosi' ho preferito smettere e ho fatto il costruttore").
Ora con le sue due pensioni vive da anni a Creel, e' un conversatore inarrestabile e gira con una moto da enduro su cui sembra un gigante barbuto di bianco, e improvvisa attivita' fallimentari per far credere al governo che perde soldi e cosi' pagare meno tasse.
"Sono ancora presidente di un' associazione di imprenditori, qualche tempo fa mi hanno chiesto di andare a tenere una conferenza", mi racconta mentre beviamo un caffe' sulle panchine della piazza, "ho detto che entro un anno ci sarebbe stata la crisi, che la bolla economica sarebbe scoppiata, e mi hanno quasi riso dietro.
Mi ero sbagliato infatti. Dopo soli tre mesi tutto e' andato a puttane, e non puo' che peggiorare.Obama o non Obama."
"Non ho mai giocato in borsa", continua," il mio campo era il mattone, ma l'importante e' far accadere le cose e non subirle.Devi essere tu che fai succedere le cose", ripete."E' un gioco, basta imparare a giocarlo."
Sembra cosi' facile, a sentir lui.
E io e Carlos infatti ci guardiamo perplessi, perche' lui mi sembra un sognatore e io chissa' cosa sono ma di certo il talento per gli affari ad entrambi nessuno l'ha dato.
"So che non e' politically correct", continua Jack che non smette di parlare un attimo (in inglese ovviamente) "ma per risolvere il problema palestinese c'e' un solo modo: riuniamo tutti I palestinesi in un posto, li facciamo a pezzi e li nascondiamo"
"E' un'idea come un'altra ma potremmo fare lo stesso con gli israeliani allora" gli dico aspettandomi una sfuriata antiislamica e una definitiva compromissione della simpatia.
"Si', potremmo", dice pensandoci un po' su "ma sarebbe molto piu' difficile. Quelli hanno il miglior esercito del mondo!"
Il giovane canadese che ha un bar dove con una macchina quasi portatile fa qualcosa di simile a un ottimo espresso, ma che ha aperto un locale certamente troppo sofisticato per I messicani e passa il tempo navigando in rete accanto alla sua mountain bike, e apre un po' quando vuole.
Il tedesco che vive a Batopilas, villaggio in fondo alla sierra, dove dice c'e' una guerra costante tra narcotrafficanti e polizia perche' e' circondato da piantagioni.
"Quando smetteranno di avere paura della marijuana, racconta, che e' una medicina, potranno impiegare energie per combattere davvero quello che fa male."
(anche Carlos mi dice che il miglior rimedio per I reumatismi e' un impacco di alcool e marijuana, ma nonostante questo nessuno si offre di vendermela).
Il ragazzo matto del parador degli autobus, che sembra sappia dire solo "que bueno!"
"Vai a Divisadero? Que bueno Divisadero!"
"Sei italiano? Que bueno italiano !"
"Il tuo taccuino! Que bueno!"
Questa e' la Creel che si incontra se ci si ferma qualche giorno a far passare il tempo lungo e non si corre solo qua e la' a fare escursioni.
E' un bel posto, anche se ora alla sera fa davvero un freddo artico.
Segue col dito le linee del disegno e I suoi occhi gia' enormi si spalancano ancora di piu'.
E' minuscola, sporca e col naso gocciolante ma negli abiti tradizionali che in questa notte fredda la coprono quasi per intero sembra vestita di luce.
Sono solo un buffone che copia senza successo le immagini dei tuoi antenati, vorrei dirle.
Alla bambina tarahumara che con le sorelle circonda il mio tavolo al Ristorante Veronica regalo naturalmente un disegno, fatto a penna e carioca.
Perche' lei al contrario dei miei disegni e' viva, e' colore che cammina.
Creel-Los Mochis
Me ne vado da Creel salendo ancora sulla stracostosa prima classe del Chepe, anche se questa volta e' una scelta, perche' in questa stagione la classe economica, molto piu' lenta, passa attraverso alcune delle zone migliori quando e' gia' buio.
Dopo che il controllore mi sposta di sedile due volte riesco a convincerlo a farmi sedere in un finestrino sulla sinistra, che dovrebbe offrire il panorama migliore.
Perche' oggi il treno e' davvero pieno zeppo di turisti messicani con famiglie o con viaggi organizzati.
Passo il tempo di luce quasi tutto sulle piattaforme tra un binario e l'altro, dove oltre a poter fumare, si tengono aperti I grandi finestrini per permettere ai turisti di fare foto.
"Spettacolare eh?" mi dice il signore messicano che viaggia con una famiglia infinita.
Assento.
Il panorama e' spettacolare. I monti, le vallate, I fiumi e le rocce e I boschi della Barranca del Cobre sono uno spettacolo che non ti stancheresti mai di guardare.
I crepacci, le quebradas, e I ponti su cui passa il treno che sembra sospeso nell'aria, per ore intere non faccio altro che guardare fuori con gli occhi di un bambino.
E verso il tramonto la Barranca si apre, si spalanca lasciando spazio all'acqua che crea dei laghi con delle isole di foresta in mezzo, e tutt'attorno le montagne verde scuro che scendono a dirupo sul paesaggio.
E'' il trasporto piu' caro del Messico (da Chihuahua sono circa 100 euro, per piu' o meno 16 ore di treno) ma ne vale certamente la pena.
Le ultime 4 ore di buio, col bar del treno messicanamente chiuso, siamo rimasti in pochi a proseguire fino a Los Mochis, il capolinea della ferrovia.
Da vedere non c'e' piu' nulla e c'e persino chi si connette col telefonino per guardare il telegiornale, che ovviamente parla di morti ammazzati, narcos e soldati.
Dopo un mese, toccando ferro, il Messico mi ha dato come turista un'impressione di estrema sicurezza, niente di piu' pericoloso di qualsiasi altro posto del mondo.
E' leggendo I giornali o guardando la televisione che ci si rende conto della guerra in corso.
Gli elicotteri che vedevo nel cielo di Durango andavano in cerca del commando che aveva appena assalito un posto di blocco dell'Esercito.
Quando ero a Chihuahua, a Ciudad Juarez, al confine con gli USA, in un solo giorno hanno ammazzato 14 persone in differenti agguati.
E nel Sinaloa, dove sto andando, ieri hanno ucciso il segretario del turismo (se ho capito bene) con la sua scorta.
Molti messicani con cui ho parlato si dicono convinti che ora in effetti, dopo anni di probabili collusioni, il Governo stia davvero cercando di combattere I trafficanti, ma non e' certo facile.
"I narcos hanno piu' uomini, piu' armi e piu' soldi", mi hanno detto a Chihuauha.
Comunque sia, scendo dal treno e mi precipito al terminal della TAP dove dopo un tempo inesplicabile dato le poche persone in fila, riesco a comprare un bigllietto per l'autobus delle 23 e 45, l'ultimo che va a Mazatlan.
Ho fatto 11 ore di treno e me ne aspettano altre 6 o 7 di bus.
Ma finalmente, sto andando al mare.
Buon anno a tutti
|