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Messico -5.Guadalajara, Morelia, eserciti di farfalle, Patzcuaro e Tepotztlan




Guadalajara 5.2

Per andare a Morelia da Melaque potevo scegliere se andare a Manzanillo e poi aspettare la sera e fare un viaggio notturno in bus, che di solito cerco di non fare, o passare per Guadalajara, capitale del Jalisco.
Scelgo il Jalisco e gia' che ci sono mi fermo a Guadalajara per un week end perche' la trovo splendida.
Non faceva parte del mio itinerario, ma e' una bellissima citta', con un fantastico centro storico, piena di arte, di cultura e di storia.

Un po' di maschilismo innanzitutto:
le donne messicane per ora non mi avevano entusiasmato, tranne forse qualche libera professionista a Chihuahua , perche' come gli uomini sono spesso sovrappeso (eufemisticamente), visto che la loro dieta consiste nel mangiare in continuazione qualsiasi cosa qualunque medico proibirebbe. Ho visto viaggiando molti manifesti di campagne finalizzate a convincere I messicani a mangiare piu' sano ma mi sembra che non stiano ottenendo I risultati sperati.
Ma in realta' mi sbagliavo.
Non e' che in Messico non ci siano belle donne, e' che stanno tutte a Guadalajara.
Non so perche', sara' l'universita', sara' la genetica, ma Guadalajara mi ricorda Mendoza in Argentina, sicuramente uno dei luoghi con la piu' alta concentrazione di belle donne del mondo.

Tutto il grande centro storico di Guadalajara e' magnifico, sopratutto il week end, quando e' pieno di messicani che si fanno foto davanti ai monumenti o si lasciano incantare da venditori di rimedi contro ogni male, di solito accompagnati da iguane o altri animali.
La cattedrale, dipinta all' interno stranamente ma in maniera molto efficace completamente di bianco, e' bellissima e ha delle favolose vetrate.
Anche se io ho un po' la fissa delle vetrate e quindi potrei noon essere veramente obiettivo.
Ma la cosa piu' stupefacente e' senza dubbio l' Instituto Cultural de Cabanas, un ex orfanatrofio costruito I primi anni dell'800.
L'edificio in se' e' gia' molto bello, bianco e accecato dal sole del pomeriggio, con le ombre dei portici che sembrano disegnate con uno scalpello sul terreno.
Ma la principale attrazione e' certamente la rotonda centrale, coi murales che nel 1938 ha dipinto Orozco.
http://www.galenfrysinger.com/orozco_murals_hospicio_cabanas_gradalajara.htm
Una sorpresa d'arte totale.
Nella cupola Orozco ha dipinto un uomo di fuoco, con un' incredibile posizione anatomica che sarebbe gia' favolosa di per se' e lo diventa ancora di piu' quando si pensa che la figura che sembra a grandezza naturale e' in realta' lunga 12 metri.
Non per nulla per l'uso della prospettiva e dell'illusione ottica, Orozco e' stato paragonato a Michelangelo.
Ci sono figure che se guardate camminando in cerchio cambiano posizione, o ti seguono con lo sguardo, o come il malvagio Cortes si riflettono come se ti fossero sempre di fronte.
E' uno spettaccolo di pittura semplicemente fantastico.
Ma del Rinascimento Orozco abbandona il colore, I suoi murales nelle grandi nicchie della Rotonda sono scuri, grigi, opprimenti e tragici.
Quando dipinge un cavaliere dell'Apocalisse lo fa con rabbia, con una pennellata enorme e sconcertante, pensando che e' un murales.
E' un segno gigantesco e veloce, quasi informale, anni avanti a un sacco di gente.
Orozco dipinge cavalli a due teste, fabbriche, armi inventate, mangiatori di cuori dopo il sacrificio, navi in tempesta.
Dipinge il male e l'orrore della storia del Messico e dell'uomo. E lo fa coi colori neri di guerra.
E con una potenza espressiva che lascia il segno.
Come mi dice la guida, l'unico murales firmato e' passato alla storia come la "vendetta di Orozco".
E' l'unico che e' stato cambiato, e come e' storicamente provato da foto dell'epoca, in origine raffigurava un ritratto del governatore dello stato, committente dell' intera opera.
Ma I litigi, I conti non pagati e quant'altro, spinsero Orozco a cancellare il ritratto del governatore per sostituirlo con l'immagine di un "maceton", una specie di grande vaso, come quelli in pietra che fanno da decorazione architettonica all'esterno della Rotonda.
Il murales rappresenta sullo sfondo l'Universita' di Guadalajara, simbolo di sapienza e di saggezza, il maceton nella cultura messicana e' invece anche quello che noi potremmo chiamare una testa dura, qualcuno un po' tonto insomma, a cui si aggiunge il fatto che Orozco ammorbidendo le forme dipinge qualcosa che assomiglia anche alla testa di una capra.
Che meravigliosa vendetta, a pensarci bene.
Passata alla storia, come si merita il genio.

C'e' anche una piccola mostra di arte contemporanea, dove un bell'artista ha una specie di installazione intitolata Nomen Nescio.
C'e' il busto di un manichino che indossa una felpa con scritto John Doe, coi colori della bandiera americana, e su una parete l'immagine a scorrimento di tutti I modi di dire John Doe del mondo.
Per l'Italia ci sono Mario Rossi, Tal dei Tali e Pinco Pallino.

La Plaza dos Mariachis e' in realta' una strada decorata di bar e ristoranti, dove la tradizione vuole che qui siano nati i mariachis.
E' a due passi dal gigantesco mercato a piu' piani dove sembrano vendere di tutto, e in cui compro qualche regalo magico insensato e mi difendo da venditori di autoradio (lo siento ma non ho una macchina) o cd e vestiti taroccati.
Nella Plaza dos Mariachis, almeno ora che e' pomeriggio, non ce ne sono veramente tanti, il posto migliore per vederli ed ascoltarli dovrebbe essere Tlaquepaque, pueblo di artigiani dove non metto piede, anche perche' a me, anche se ho smesso di dirlo ai messicani, I mariachis non e' che mi facciano impazzire.
Ok, bisogna anche distinguere.
Ci sono I veri mariachi, coi vestiti tradizionali neri o bianchi (talvolta colorati ma e' raro), ci sono le bande musicali, e poi c'e' chiunque si trovi una chitarra in mano e si mette a cantare.
Le bande, spesso composte da 3 o 4 persone vestite con camicie che non indosserei nemmeno sotto tortura, sulla costa di solito pattugliano le spiagge.
Incredibilmente ho visto camminare sulla sabbia infuocata anziani musicisti che si portavano dietro delle grancasse o dei contrabbassi.
Sopratutto non e' che tutti siano questi geni della musica.
E quando sono in un bar a bere cervezas e improvvisamente comincia un latrato su una nota sola, di solito maledico il menestrello.
Ma I messicani, e I turisti anche, li amano.
Il fatto e' che a volte, sopratutto per tavolate piene di gente, le bande possono suonare entusiaste anche per un'ora.
E allora sara' un'ora di tumpa tumpa, di bum chaca bum, che persino I gabbiani mi sembra scuotano la testa e scappino in mare aperto per smettere di ascoltare.
E di nenie tristi che raccontano di amori infiniti, amori spezzati, nostalgia del passato, di qualche posto lontano o della gioventu'.
Altre volte e' come se io rubassi una chitarra e mi mettessi a suonarla.
Nessuno ha ancora pero' superato lo scoppiato che a Chihuahua suonava chitarra e armonica, senza avere pero' un supporto per l'armonica.
Con la mano sinistra teneva l'armonica e con la destra suonava la chitarra, e arrivederci agli accordi e alla musica.

Morelia 7.2

Morelia e' favolosa.Morelia e' meravigliosa.Morelia e' fantastica.
Il suo enorme centro storico e' pieno di chiese, fontane, portici, giardini.
E' probabilmente la citta' piu' bella che ho visto finora.
Piena di bar e ristoranti, di palazzi magnifici, di case dalla cui porta si intravedono patii e cortili.
E bisogna aggiungere il fatto che condivide con Guadalajara un'altissima percentuale di belle donne e bella gente.
E come se non bastasse trovo finalmente la cerveza Leon, di cui mi avevano parlato a Creel, migliaia di chilometri piu' a nord.
"Vedrai, e' piu' buona della Negra Modelo, la troverai andando a sud", mi avevano detto.
E pur essendo la Negra Modelo una mia passione, devo assentire.
La Leon e' la miglior birra scura del cosmo, e a Morelia me ne danno pure 2 con 25 pesos.

Il primo museo di Morelia in cui vado e' il Museo dell'Estado, in cui la guida dice esserci un teschio di cristallo.
E' piccolo e non tenuto benissimo, non si possono fare foto e questo oltre che un'assurdita' e' un peccato perche' ha dei bellissimi pezzi, sia preispanici sia successivi, come sciabole, elmi e armature spagnole del tempo dei conquistadores.
In realta' non c'e' un vero e proprio teschio di cristallo, non di grandi dimensioni almeno, ma ci sono collane di piccoli teschi di quarzo, di cui una coi teschi talmente levigati da diventare trasparenti e luminosi, pur nella penombra delle sale.
Fisso I teschi di cristallo aspettandomi rivelazioni o di essere dannato per sempre ma non mi succede nulla.
E vabbe'.

Camminare per Morelia e' strepitoso, dovunque si vada si incontrano meraviglie, e' veramente impressionante.
Vado verso il Parco, costeggiando le arcate dell'antico acquedotto, per andare a vedere il museo di Scienze Naturali.
Il Parco e' anche sede dell'Ospedale Infantile, ed e' pieno di giovani in camice bianco che si riposano all'ombra degli alberi o sui tavolini di pietra del chiosco centrale, su cui sopra sono dipinte delle scacchiere.
Il Museo di Scienze e' piuttosto trasandato, come sono spesso I musei di questo genere.D'altronde, non deve essere facile trovare finanziamenti In un paese che per il 90% e' cattolico e in cui la gente si fa il segno della croce anche solo quando passa davanti al portone di una chiesa.
Perche' la prima cosa che salta agli occhi in qualsiasi museo di scienze naturali (tranne forse quello creazionista negli USA, i cui diorami rappresentano Adamo ed Eva che accarezzano dinosauri), guardando I manifesti che indicano le varie ere geologiche della terra, le migrazioni degli esseri viventi, le estinzioni e I cambiamenti delle specie animali, e' che la Bibbia e' una favola simbolica, tutti I preti sono bugiardi nati e il Papa e' un servitore dell'oscurita'.
Comunque sia, al primo piano, in una piccola stanza con teche di insetti spillati e animali impagliati c'e' la cosa per cui sono qui: l'armadio dei mostri.
In contenitori di vetro pieni di formaldeide ci sono vari animali sezionati, tipici immagino di ogni insegnamento biologico, e in altri ci sono feti deformi, ciclopi, siamesi, e animali imbalsamati bicefali o con le zampe che gli escono dalla schiena.
E siccome non per nulla sono cresciuto leggendo fumetti splatter e guardando film dell'orrore. non devo nemmeno chiudere gli occhi, mi basta spalancarli.
Per tornare bambino e immaginare che la notte, a museo chiuso, questi mostri aprano con le loro braccia dissanguate la serratura dell'armadio, mentre un vitello a due teste sorveglia l'entrata e un feto ciclope scruta attraverso la finestra che da' sul Parco.
Mi sembra di vederli scavalcare il bordo dei contenitori e gocciolare formalina sul pavimento di legno, mentre si avvicinano al centro della stanza, aprono la teca degli insetti e cominciano a togliere ad uno ad uno gli spilli dalla nuca delle farfalle e degli scarabei e degli scarafaggi, che prendono vita, anche se solo fino all'alba.
"Non possiamo ballare anche noi alla luce della luna?" sembrano dire I siamesi a quella specie di cerbiatto che ora e' libero di danzare sulle zampe rovesciate che gli spuntano dalla testa.
In un angolo della stanza, pipistrelli, rane e conigli sezionati suonano con le loro budella una cantilena messicana, che sembra venire dal primo ed originale cuore del mondo.

Al ritorno entro nel Santuario de Guadalupe e rimango piuttosto interdetto dalla stranezza delle sue decorazioni.
Dalla follia delle sue decorazioni, si potrebbe dire.
L'interno della chiesa, assolutamente cattolica, e' interamente decorato di fiori e forme in rielievo coloratissime che ne fanno una specie di tempio pagano, qualcosa che ha poco a che vedere con le chiese a cui siamo abituati, qualcosa di unico credo, come un sogno allucinogeno.
Sembra l'opera di chi non ha mai smesso di provare sostanze psicotrope da quando e' nato.
Va detto che entro quasi sempre in tutte le chiese messicane, perche' molto spesso nascondono al loro interno qualcosa di religiosamente assurdo (per me, almeno).
Pannelli di ex voto, in cui centinaia di piccole braccia, gambe, e cuori di metallo sono attaccati su panni di velluto accanto alle immagini dei santi, o foto e lettere di ringraziamento per chissa' quale avvenimento mistico o miracolo.
Ci sono anche ex voto che raffigurano animali, dedicati allora a San Isidro, magari dai contadini che temevano di vedere morire un cavallo o una giumenta, e invece qualche giorno dopo, miracolosamente, gli era passata la febbre.
Osservandoli ogni volta, cosi' tanti e in posti cosi' diversi del Messico, penso che qui I miracoli devono essere all'ordine del giorno, o come minimo un paio al mese.
A Zitacuaro c'e' una chiesa che ha una vetrata che rappresenta la Rosa Mystica, e spessissimo nelle chiese messicane ci sono immagini o dipinti dell'"alma sola", l'anima sola, una donna che ha spezzato le catene tra le fiamme di un limbo da cui attende di essere salvata. E' un'immagine religiosa comune in piu' di una cultura, a significare una specie di salvezza dal Purgatorio se capisco bene, ma nelle nostre chiese non mi sembra di averne mai viste, anche se ovviamente potrei sbagliarmi.E' l'ultima anima rimasta da salvare, in pratica.
In una delle tante chiese di Morelia il dipinto dell'anima sola rappresenta una splendida donna dai capelli neri che sembra presa direttamente dalla copertina di uno di quei romanzi soft porno che si trovavano in edicola negli anni '70, o da un numero di Satanik, il fumetto di Max Bunker.

Siccome lo incontro per caso camminando alla deriva per questa citta' fantastica, vado pure a visitare il Museo del Dolce.
Morelia e' famosa per I suoi dolci, anche se sono di origine spagnola, la cui tradizione venne importata grazie alle monache di un convento di clausura in cui l'aristocrazia spagnola mandava le figlie.
Queste ragazze dell'alta societa' avevano della servitu', che poteva entrare ed uscire dal convento e cosi' queste ragazze indigene cominciarono a fare dolci anche nelle loro case.
Da allora si sviluppo' la tradizione dolciaria di Morelia e due o tre famiglie sono famose per avere inventato e migliorato generazione dopo generazione vari tipi di dolci e le macchine per produrli.
I piu' comuni sono fatti con polpa di frutta scaldata con lo zucchero finche' non raggiungono una consistenza pastosa e poi pressati a diventare tavolette quadrate o rettangolari.
Si usa molto il cioccolato anche, gia' sacro e consumato dagli Aztechi, I cui dignitari lo bevevano durante alcune cerimonie, mentre a quasi tutti gli altri il consumo era proibito.
Anche alcuni preti cattolici, durante I secoli, proibirono il consumo del cioccolato ai fedeli, sopratutto alle donne e alle monache, per il suo potere eccitante.
(e cosa non hanno cercato di proibire I preti cattolici, d'altronde?)
Comunque sia, il museo e' molto interessante anche perche' una giovane modella vestita in abiti tradizionali mi spiega in una sala completamente piena di fotografie d'epoca alcune cose sulla citta'.
Morelia ha uno dei centri storici piu' grandi del Messico, le torri della sua cattedrale sono piu' basse soltanto di quella di Citta' del Messico, ed e' famosa per avere strade che finiscono praticamente davanti al portone di una chiesa.
E anche perche' le sue vie hanno sempre un lato all'ombra e l'altro al sole.
E' tutto molto piu' interessante di quanto pensassi quando sono entrato, e all'uscita, benche non sia mai stato goloso di dolci, ne compro qualcuno per assaggiarli.
Provo una focaccia che sembra di caramella mou ricoperta di noci, un dolce tondo e spesso, buonissimo, fatto con le noci del Brasile, e poi I piccoli cartocci che contengono pasta di frutta e peperoncino, molto strani ma molto buoni, sopratutto quelli al tamarindo e chili.
E poi, mi chiedo perche' sto ingrassando.

Zitacuaro 10.2

All'Ufficio Turistico di Morelia chiedo informazioni sulla presenza in zona delle farfalle Monarca, pensando di andare ad Angangueo, dove c'e' El Rosario, una delle prime, e anche la piu' turistica, delle riserve.
Mi dicono che Angangueo e' irraggiungibile per circa dieci giorni.
Da quelle parti non pioveva cosi' intensamente da 55 anni, e il piccolo paese incastrato in una valle e' stato praticamente spazzato via dall'acqua e dal fango.
Nei giorni successivi in tutto lo stato del Michoacan ci saranno raccolte di fondi, alimenti e vestiti per gli sfollati di Angangueo.
Ci sono stati anche dei morti, imparero' piu' tardi.

Cosi' mi fermo a Zitacuaro, vicino alla riserva delle farfalle creata piu' di recente, e per questo anche la meglio conservata e almeno per ora, la piu' protetta dalla deforestazione selvaggia: Cerro Pellon.
Addizionando I fattori "43 anni piu' sei chilometri a piedi in salita fino a 2500 metri di altitudine", il risultato per me puo' essere soltanto uno: noleggiare un cavallo.
Cosi' sopra un piccolo cavallo guidato da due giovanissimi a piedi comincio a salire il sentiero nel bosco fino alle colonie delle farfalle Monarca.
La strada a cavallo e' piu ripida ma sono solo 4,5 km invece di sei.
Non invidio le mie due guide, che non sanno quasi nulla di farfalle ma hanno ottime gambe, mentre mi dico che da un po' di tempo, forse dall'Argentina, mi piacciono moltissimo I boschi, e il Messico, anche se di solito si crede sia solo spiagge e piramidi precolombiane, ha dei boschi selvaggi e meravigliosi.
Sulla strada ci sono solo io, e quando arriviamo finalmente al luogo dove ogni anno le farfalle si riuniscono, al massimo saremmo dieci persone.
Ci sono anche due italiani, cosi' rari durante questo viaggio, che andranno a Morelia e poi in su verso la Baja California.
Loro sono venuti a piedi con Luis Miguel, una fantastica guida appassionata di farfalle.
La prima cosa che ci chiediamo quasi contemporaneaente e' come mai questo posto non sia totalmente occupato dai turisti (il tassista poi mi dira' che durante il fine settimana e' piu' pieno ma la riserva non e' ancora veramente conosciuta).
Ogni anno, milioni di farfalle monarca migrano dal clima freddo del Canada per arrivare in Messico, sempre negli stessi posti, e ancor piu' miracolosamente, sugli stessi alberi.
La cosa e' estremamente strana perche' ovviamente le farfalle non sono le stesse dell'anno precedente, dato il loro breve ciclo vitale.
Quando chiedo a Luis Miguel perche' e' proibito raccogliere anche le farfalle morte, mi dice che un'ipotesi e' che le ali delle farfalle cadute, disgregandosi, rilascino nell'aria un odore (un ferormone per essere precisi) che guidera' il prossimo anno le generazioni successive.
La cosa scientificamente piu' strabiliante e' che le farfalle impiegano 4 generazioni per compiere le 2500 miglia che le separano dal Canada ma anche cosi' non potrebbero farcela ad arrivare fin qui, visto che una generazione vive piu' o meno dalle 6 alle 8 settimane.La natura quindi dota la quarta generazione, con un' idea quasi incredibile e straordinariamente vincente, di una vita molto piu' lunga.
La quarta generazione di farfalle, detta non scientificamente "Matusalemme", vive da 6 a 8 mesi, ed e' cosi' in grado di raggiungere I boschi messicani in cui svernare e ricominciare tutto quanto daccapo.
Un'altra stranezza e' che le farfalle Monarca vivono in una superficie di 2 milioni di chilometri quadrati durante il resto dell'anno, e quando arrivano qui (alcune fanno la stessa cosa in California) si raggruppano tutte quante in colonie di pochi ettari.
In rete ho visto uno studio che cerca di spiegare come la Monarca trovi la strada ogni anno a causa di un insieme di fattori: inseguimento del sole, magnetismo e ritmi circadici, cioe' I ritmi che governano il sonno e la veglia, ma non l'ho trovato cosi' convincente, anche se professo ovviamente tutta la mia ignoranza in materia.
Questa la parte Quark.
La parte sentimentale invece e' che e' impossibile non restare abbagliati da uno spettacolo della natura di una bellezza cosi' totale e misteriosa.
Quelle enormi macchie arancioni sui pini e sugli alberi altissimi simili ad abeti, non sono foglie d'autunno.
Sono milioni, dico milioni, di mariposas Monarca, le regine delle farfalle.
Non volevo crederlo ma il loro peso piega I rami degli alberi e fa ondeggiare I piccoli e giovani pini della valle.
Gli alberi del bosco sono letteralmente coperti di farfalle, ogni foto e' inutile, col binocolo di Luis Miguel si vedono meglio ma descrivere quella meraviglia e' davvero difficile.
A un tratto. mentre stiamo tutti con gli occhi spalancati come bambini davanti a un sogno che si avvera, le farfalle fanno quella che si definisce una "cascada", ovvero una parte della colonia si sposta tutta insieme da un albero all'altro.
E allora nel cielo, nello spazio che si vede davanti alle montagne, c'e' un flusso continuo, compatto, arancione, in un movimento orizzontale che sembra infinito.
E' come una strada di farfalle che riempie il vuoto del bosco.
E quando cosi' tante farfalle si muovono tutte insieme, per quanto siano leggere, insieme al vento debole del mattino fanno rumore di pioggia sottile, o di acqua che scorre.

Patzcuaro 12.2

La Lonely Planet dice che Patzcuaro e' un luogo pervaso da una forte aura mistica.
Confesso che a me pero' sfugge, a meno che non si consideri misticismo quella specie di cattolicesimo primitivo e buio, che si trova pero' in tutto il Messico che ho visto finora, e che si accentua man mano che si scende verso l'America del Sud.
C'e' una bella Basilica di Nostra Signora della Salute, una madonna guaritrice, la cui navata a volte I fedeli percorrono in ginocchio, e un'altra chiesa in cui secoli fa c'e' stato una specie di miracolo.
Il paese e' abbastanza bello, con tutti I suoi edifici colorati di bianco e con la base rossastra, sulle cui porte e' pitturata la loro funzione.
In Messico, come gia' in altri paesi, sono pochissimi I manifesti e le insegne luminose rispetto all'Europa.
Quasi tutto,cartelli, manifesti elettorali, programmi di concerti, menu di ristoranti, e' dipinto da ottimi pittori sui muri esterni.
La LP dice poi che Patzcuaro e' talmente silenzioso che si puo' ascoltare il vento che passa attraverso le vie.
Questo forse e' vero per poche ore notturne, perche' altrimenti la citta' e' il solito rumore messicano di mercati, autoradio che o sono spente o sono a tutto volume, antifurti lasciati suonare, pubblicita' gridate al megafono, e lavori in corso.
La Piazza Grande (grazie a dio non prenoto gli alberghi) in totale ristrutturazione e' un cantiere aperto in cui gli operai tagliano pietre anche il weekend dopo le 9 di sera.
Alcuni turisti si siedono ai tavolini dei ristoranti della Piazza ma a me sembra una cosa da dementi.
Non solo per la mia ossessione per il rumore (anche se insomma, bere un caffe' tra tagliatori di pietra non credo sia il sogno di nessuno) ma sopratutto perche' la piazza non c'e'.
Ci sono soltanto I suoi portici, c'e' soltanto la sua circonferenza.
Al centro, racchiuso da transenne e reti di plastica gialla, c'e' un cantiere edile.
In piazza ci sono anche cartelli che dicono "sii gentile con il turista", e' la prima volta che li vedo, in nessun altro posto del Messico probabilmente ce n'e' bisogno, penso.
Anche la strada che porta al lago e' per meta' un continuo lavoro in corso.
Ecco, il lago.
La LP dice che il lago di Patzcuaro e' di un azzurro cosi' intenso da confondersi con il cielo.
Ora, io non ho visto molti laghi in vita mia ma ho visto quelli di Bariloche in Argentina.Quelli sono di un blu incandescente circondati da boschi verde smeraldo che fanno sembrare le tue giornate una cartolina tridimensionale in movimento, l'acqua del lago di Patzcuaro e' verdastra, o color fango.
Ci arrivo un mattino e cerco di aspettare che si riempia un battello per una delle isole ma dopo una mezz'ora circondato di oche mi stanco e me ne vado.
Questa e' Patzcuaro, forse non l'ho capita, chissa'.
Le cose che mi sono piaciute di piu' sono un vecchio distributore di benzina abbandonato, che nella luce del tramonto sembrava un luogo di atterraggio alieno, e il Priscilla's, un ristorante semplicemente favoloso.
Insomma dopo 2 notti guardo negli occhi la mia valigia e la porto via.

Tepotztlan 15.2

Da Patzcuaro torno per un giorno nella solare Morelia, passeggiata da persone che abbracciano tutti nella domenica di San Valentino.
Ci sono tornato perche' dopo parecchie birre ho finalmente deciso come proseguire il viaggio verso Acapulco.
Potevo scegliere se raggiungere la costa, e passare una notte insensata a Lazaro Cardenas, o riavvicinarmi sorprendentemenete a Citta' del Messico, arrivando a Cuernavaca.
Scelgo la seconda opzione e piu' esattamente ho idea di fermarmi a Tepotztlan, un piccolo paese a due passi da Cuernavaca, un po' freak, un po' mistico e un po' new age come dice la Guida, visto che il mito mesoamericano vuole che qui sia nato Quetzalcoatl, il Serpente Piumato.
Il nome originale in effetti e' in lingua Nahuatl, che e' ancora parlata da molte persone da queste parti.
Cosi' da Morelia prendo un autobus per Toluca, da dove proseguiro' per Cuernavaca.
Il paesaggio e' bellissimo durante il viaggio, rivedo il Messico delle grandi pianure, circondate da montagne e attraversate da uomini a cavallo con cappello da cow boy bianco.
Sono punti piccolissimi nello spazio enorme, minuscole forme di vita in questa parte di Messico che cosi' assomiglia alla Patagonia, con le vallate gialle bruciate di sole da cui spunta qualche cespuglio che respira l'aria calda e in lontananza, a proteggere gli uomini cosi' fragili, montagne di foreste scure e compatte, completamente coperte di alberi.
Sull'autostrada poco pirma di Toluca c'e' un'infinita fila di persone che camminano a due a due, in un pellegrinaggio religioso.
Dal finestrino del bus guardo tutta quella gente con lo stesso stupore con cui gli aztechi guardarono allora le armature degli spagnoli e i loro cavalli, portatori di spade e di croci.

Dall'arcaica stazione degli autobus di Toluca prendo un altro bus al volo guidato da un autista giovanissimo, se non fossi certo che e' impossibile direi che sia addirittura minorenne.
Il bus verso Cuernavaca sale per le montagne attraverso una splendida strada di boschi, con le ruote a pochi centimetri da profondi dirupi abitati soltanto da pini ed abeti, oltre I quali si intravedono lagune scure e brillanti, che sembrano occhi giganteschi che guardano in alto oltre le nubi a spirale, dove noi non possiamo guardare.
Arrivati a Cuernavaca, il giovanissimo autista sbaglia strada, predendosi letteralmente l'ingresso per il terminal degli autobus.
A me fa sorridere ma I giovani messicani che erano seduti nella fila unica di sedili in fondo alll'autobus di seconda classe, lo prendono in giro sguaiatamente, in modo quasi crudele, finche' l'autobus finalmente, ripercorrendo le stesse strade, come in un deja vu arriva nella piccola e polverosa stazione degli autobus Tres Estrellas.
Abbiamo fatto tardi, tra due ore sara' buio e come mio solito anche a Tepotztlan non ho la minima idea di dove andare a dormire.
Quando sono a casa, le feste come il Carnevale o Pasqua di solito le ignoro.
Il nostro Carnevale non ha nulla di folle e fantastico per chiunque abbia piu' di 14 anni. E Pasqua e' una festa che non ho davvero mai capito e che significa soltanto un'eventuale pausa dal lavoro, quando ne ho uno.
(sopratutto da quando se n'e' andata mia nonna e con lei le sue costolette di agnello fritte).
Quando viaggio, a parte rarissimi casi, le feste le odio.
Significano soltanto posti improvvisamente pieni di gente e prezzi degli alberghi raddoppiati.
Da Cuernavaca prendo un taxi per Tepoztlan, preoccupato dal fatto che il centro del paese per il Carnevale e' chiuso al traffico, almeno arrivero' con la luce, penso.
Arrivati in paese il tassista mi lascia all'ingresso della via principale, addobbata di bandierine colorate messicane e da cui esce una musica a volume da inferno, perche' c'e' una feria, una fiesta, e insomma e' appunto pieno Carnevale.
M'incammino in salita per le strade che circondano la feria e vado in cerca di una stanza.
I primi tre hospedaje a cui chiedo sono tutti pieni.
In uno addirittura due ragazzini mi guardano e mi sembra trattengano a stento un sorriso che vorrebbe immagino dire: cioe', tu arrivi qui alle 6 di un pomeriggio di Carnevale e speri di trovare posto?
A quel punto mi getto privo di consapevolezza nella strada principale dove impazzisce la festa, in cerca di eventuali indicazioni di stanze libere.
La strada e' costeggiata da venditori di cibo di ogni genere, banchetti improvvisati che vendono birre e micheladas da portare via, bancarelle di selle, cappelli, bigiotteria, chincaglieria, follia, dischi e costumi.
E tutte le case sulla strada sembra abbiano improvvisato bagni pubblici a 5 pesos per la folla che passeggia avanti e indietro per la fiesta.
Ma alla fine, credo, ho fortuna.
In un ristorante/banco di hamburger il padrone espone un cartello scritto a mano che indica che ha stanze libere da qualche parte.
(gli alberghi costosi forse avrebbero avuto comunque una stanza ma chissa', non sono sicuro, alla fine il Carnevale qui dura solo 3 giorni).
Aspetto bevendo 2 Victoria al ristorante, e con la valigia su cui appoggio I piedi mi sento davvero fuori posto, tra giovani in occhiali scuri nonostante la sera si avvicini, bambini che scappano ai genitori e musica a volume estremo, cosa che non impedisce pero' a qualche mariachi di provare a vendere le sue canzoni, qui almeno pero', per forza maggiore, portandosi dietro piccoli amplificatori portatili.
Poi un ragazzino mi accompagna a 4 quadras in salita in un' ottima stanza lontana dal Carnevale, e per il Messico, sorprendentemente silenziosa.
Persino la piccola mamma chihuahua/coyote e I suoi due cuccioli grandi come un pugno stanno zitti, forse soddisfatti dal fatto che gli lasci invadere la mia stanza quando ne hanno voglia.
Anche I galli che passeggiano per il cortile sono stranamente silenziosi.
In Messico ho imparato che I galli non cantano all'alba, cantano semplicemente quando ne hanno voglia e molto piu' delle tre volte di cui parla la Bibbia, di solito per ore intere.
Comunque sia, appoggio la valigia e siccome sono drammaticamente senza paglie, non mi resta altra scelta che scendere di nuovo nella fiesta.
Ora, col buio, la strada principale e' un unico compatto fronte di persone con bicchieri in mano, che seguono ridendo e ballando la corrente.
Persino I bambini piccoli mi sembrano sbronzi.
Trascinato dalla festa mi fermo a mangiare dei tacos in quello che immagino in giorni normali sia semplicemente l'ingresso di una casa privata e ormai che ci sono, decido dopo 3 mesi di provare la mia prima michelada.
La michelada e' qualcosa che con leggere differenze consiste in birra, sale, limone, peperoncino, e a volte Clamato, un succo di pomodoro o qualcosa di simile.
Spesso il bordo del bicchiere e' intriso di sale o salsa, appunto.
Il termine, anche se in apparenza puo' sembrare, non deriva dal fatto che qualcosa viene mischiato, miscelato insomma, ma dall'unione delle 2 parole "chela" e "helada".
Chela e' una maniera messicana di chiamare la birra, sopratutto quella leggera, e helada e' ovviamente gelata. Mi Chela Helada, in pratica.
Me ne faccio fare una grande con cerveza Indio, una discreta ed economica birra scura, e solo quando me la portano scopro che "grande" significa' una bottiglia da 1,2 litri.
Alle tre sedie libere del mio tavolino di plastica si siedono quasi subito 3 giovanissimi di Cuernavaca, qui a divertirsi in questi giorni di Carnevale.
Uno e' figlio di un politico e mi dice senza esitazioni che tutta la politica messicana vive semplicemente di corruzione e di clientelismo, e' semplicemente una tradizione che si tramanda di padre in figlio e di parente in parente.
La cosa, a quanto dice lui, e' giustificata dal fatto che il Messico e' un paese del terzo mondo in cui moti non sanno nemmeno parlare spagnolo (e mi parla appunto del dialetto nahuatl, quello di Quetzacoatl, con una sorta di disprezzo snob e giovanile allo stesso tempo).
Palesemente nessuno e' sobrio ma la sua spontaneita' mi lascia divertito.
Anche questi 3 ragazzi, figli del'ottima borghesia di Cuernavaca mi parlano del Malinchismo, la malattia che porta I messicani ad amare tutto quello che e' straniero, e di conseguenza ad ignorare e quasi vergognarsi delle proprie radici.
Me ne hanno gia' parlato a Chihuhaha e la cosa continua a sorprendermi, ma in effetti vedo che loro tre, pur in un posto cosi' povero (un taco costa 5 pesos quando 18 sono 1 euro) vengono trattati molto peggio di me, sconosciuto turista arrivato per caso da chissa' dove.
Quando scoprono che sono italiano mi chiedono di insegnarli qualche frase da dire alle fidanzate.
"Italiano? Qui ti basta parlare e le donne cadono ai tuoi piedi! L'italiano e' incantevole, non c'e' niente come l'italiano per conquistare una donna, e' facilissimo!"
Rido.
E' una cosa che mi hanno gia' detto negli Stati Uniti e in Argentina, e una volta in Thailandia una coppia israeliana mi ha chiesto qual era la lingua meravigliosa e musicale che stavo parlando.
Rido ancora.Sara' la michelada.Sara' il Carnevale.Sara' che e' festa.
Perche' anche se non sembra, anche quando viaggio ci sono giorni bui, e un po' di festa mi fa bene.
Quando torno in strada, la folla e' un muro e la musica la usa come cassa di risonanza.
E' il momento in cui passano I Chinelos, I danzatori mascherati caratteristici dello stato di Morelos e del Carnevale di Tepoztlan.
Seguiti e preceduti da una banda di piatti, grancasse e trombe che suonano una musica ossessiva e su pochissime note, danzatori con maschere allungate e barbute su cui spiccano lunghissime piume, vestiti con abiti neri decorati, danno il passo alla folla che riempie saltando ogni spazio libero della strada della festa.
Li seguo, perche' tanto non potrei fare altro, e semplicemente divento parte del tutto.
Finisco la serata provando anche per la prima volta il Pulque, bevanda alcolica precolombiana, ottenuta dalla fermentazione dell' agave.
Non e' molto famosa ne' facile da trovare perche' nessuno e' riuscito a commercializzarla, in quanto non si e' mai trovato un modo per conservarla per piu' di una giornata.
E' una bevanda solo leggermente alcolica, bianca e lattiginosa, quasi densa.
Sento che e' strana, e antica, e sono contento di averla provata.

Il giorno dopo m'incammino in direzione della Piramide sulla montagna, l'attrazione principale, a parte I negozi indiani o I corsi di yoga e le riunioni olistiche, di Tepotztlan.
Quando la vedo dal basso, cosi' piccola e cosi' arroccata su una rupe in lontananza, mi chiedo come e se davvero riusciro' mai a raggiungerla.
Dall'inizio del percorso sono piu' o meno 2 km in salita, con un dislivello di piu' di 1000m., per un sentiero di sassi in cui di tanto in tanto e' stato scolpito qualche gradino.
Non sono mai stato un gran montanaro, questo e' certo, ma faticosamente parlando, questo e' il peggior sentiero che ho mai scalato in vita mia.
Mi dico che mi fa bene smaltire la michelada, I tequilas e I tacos che ho mangiato ieri sera ma il problema e' che a un quarto del sentiero mi sembra di aver gia' sudato anche la colazione.
Mi tiro su di morale vedendo che il sentiero e' pieno di famiglie messicane che incitano la madre a proseguire, coppie senza fiato e padri con bambini in braccio che arrancano al limite dello svenimento.
Due ragazzi tatuati che mi avevano superato quasi correndo li ritrovo dopo un po' sdraiati in coma su una scalinata di pietra.
E tutti ci guardiamo con l'aria interrogativa di chi vorrebbe, ma non puo', chiedere all'altro se stia facendo una cosa giusta o l'ultima cosa insensata della sua vita.
C'e' chi sale, in questa specie di oasi di silenzio, col telefonino in mano acceso a spargere musica a tutto volume, che grazie a dio in cima gli fanno subito spegnere.
E allora penso che non sono io ad avere una maledizione addosso (anche se non ne sono ancora del tutto sicuro), e' il silenzio che non fa parte della cultura messicana.
Il Messico e' un lavoro in corso continuo, c'e' sempre qualcuno che batte, sega, leviga, picchia, taglia.
C'e' sempre un cane che abbaia, un gallo che canta, un pappagallo che grida.
E quando ci sara' silenzio, I messicani parleranno forte, come se fossero tutti, nessuno escluso, innamorati della propria voce.
O cominceranno ad urlare ridendo, come se il silenzio gli facesse paura.
A chi mi chiedera' consiglio per un posto tranquillo in Messico, dopo questo viaggio qualche indicazione sapro' dargliela.
Ma a chi mi chiedera' di un posto silenzioso potro' dare una sola risposta: Thailandia.
Proseguo in salita fermandomi spesso, senza pensare mai nemmeno un minuto di rinunciare, dovessi anche cadere senza piu' il cuore in un dirupo, e finalmente arrivo in cima.
La Piramide come sapevo, vale piu' per la posizione che per la sua bellezza architettonica.
E' piccola, e non resta molto delle antiche rovine.
Il panorama pero' da cosi' in alto e' ovviamente spettacolare, col cielo pulito la valle sottostante e' un tappeto circondato da rocce gigantesche su cui sembra abbiano steso un'enorme Monopoli.
E la piccola rupe su cui sorge la piramide e' piena di tejones, cioe' di tassi.
Anzi, direi fottutamente piena di tassi.
Per quanto un libro di James Ellroy mi abbia insegnato che I mustelidi, come I tassi e il ghiottone, siano animali voracissimi, pronti a mangiare qualunque cosa in qualsiasi momento, non sono pericolosi ne' ostili.
Si llimitano a vagare per I dintorni, e quando un turista messicano rovescia per terra un pacchetto di patatine , accorrrono in zona tutti quanti con una velocita' inaspettata e subito improvvisamente e' una tempesta di tassi, un ribollire di tassi, un terremoto di tassi.
E allora piu' che mai, questo posto e' fottutamente pieno di tassi.
Quando scendo, vedo che molti giovani stanno iniziando il sentiero con in mano degli enormi bicchieri di michelada, sotto il sole a picco del primo pomeriggio.
Vorrei avvertirli che nessuno li perdonera' solo perche' non sanno quello che fanno, ma alla fine se come dice Fandango uno dei privilegi della gioventu' e' andare da nessuna parte, di certo uno dei suoi obblighi e' imparare dai propri errori.
Ma bere una birra salata mentre si scala quella strada di sassi e' davvero una sfida che non vorrei mai essere costretto ad affrontare, nemmeno se fossi Dorian Gray.

Al ritorno mi riposo passeggiando per la piazza del mercato, in questi giorni di Carnevale invasa anche da un grande Luna Park.
Ieri sera sopra tutti I suoni e le danze, risuonava la voce elettrica di un presentatore medioevale, che piu' o meno gridava: "Venite a vedere il bambino a due teste! Certificato dai medici! Una sola spina dorsale e due teste! Mentre una dorme, l'altra e' sveglia! Entrate a vedere lo straordinario bambino bicefalo!".
Sono stato tentato ma quando la voce ha detto che con lo stesso biglietto si poteva vedere anche la Donna-Vipera ho deciso di rinunciare.
E poi in una bancarella del mercato vedo per la prima volta da quando sono in Messico, las chapulines.
Non ho parlato molto finora del cibo messicano, perche' e' di una varieta' tale che un libro non basterebbe.Tra piatti classici, piatti regionali, alta cucina e cucina indigena, per quanto sperimenti quasi sempre qualcosa di nuovo mi ci vorrebbero 5 anni per provare o perlomeno capire cosa siano tutti I piatti possibili della gastronomia messicana.
Las chapulines dovrebbero offrirle come botanas (come noi le arachidi in pratica) anche in alcune cantinas di Citta' del Messico, perche' sono molto salate e quindi ti spingono a bere.
Insomma per farla breve, Las chapulines sono piccole cavallette fritte.
In Asia ho visto I venditori ambulanti di insetti ma non ho mai avuto l'ardimento di assaggiarli.
Mi fermo a fissare il piatto pieno di chapulines e la prima cosa a cui penso e' che sono intere, quindi immagino siano scaraventate vive nell'olio bollente, un po' come delle aragoste in miniatura (ma e' una mia idea, chissa'..).
La signora dietro il banco del mercato mi chiede se le voglio mangiare, come se fosse la cosa piu' normale del mondo.
Le dico che e' un po' strano per me mangiare insetti, e lei se ne mette in bocca uno.
"Vengono anche da Cuernavaca per mangiarle", mi dice e me ne offre una da assaggiare.
La metto in bocca e la trovo salatissima e un po' strana ma poi penso, dannazione, sara' che non mangio qualcosa che mangia una grassa signora di mezz'eta' messicana?
E allora via, senhora mi faccia questa focaccia di spinaci ripiena di formaggio e cavallette, e che il Serpente Piumato mi protegga.
La finisco, innaffiandola dalla meta' in poi di guacamole piccante ma e' un'esperienza credo che non ripetero'.
Come e' dimostrato, il contatto visivo nel cibo ha la sua importanza, e mentre pranzo a base di chapulines, dalla focaccia spuntano e cadono quelle che sono indiscutibilmente zampe d'insetto, e non riesco a restare del tutto indifferente.
E' effettivamente meglio mangiarle ad una ad una come noccioline.
"Es un poco raro pero es muy sano" mi dice la cuoca.
"Me ne fa un'altra di fiori di zucca per favore?", le chiedo.
Per questa vita, con le cavallette, abbiamo gia' dato.
Quando rientro sulla strada principale, squillante di Carnevale con le bandierine di carta colorata ritagliate appese con un filo dappertutto tra un muro e l'altro, vedo venire verso di me due persone che portano ognuna uno stendardo che raffigura un'immagine sacra.E' un funerale, con un lunghissino corteo di persone al seguito.Al suo passaggio le bancarelle spengono gli stereo, la gente con I bicchieri in mano si fa da parte, I bambini vestiti da uomo ragno si avvicinano ai genitori.
Se il rumore, la musica, le grida e l'allegria fossero luce, vista dall'alto la strada sembrerebbe spegnersi piano piano, come se qualcuno che cammina man mano che avanza risucchiasse la luce dai lampioni, lasciando solo buio dietro di se'.
Mi sembra di stare assistendo a qualcosa di struggente e di indecifrabile allo stesso tempo.
Come forse puo' essere soltanto la morte, quando all'improvviso e anche solo per pochi minuti, invade un giono di festa.

bye, bye, bye


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