Mazatlan 23.12-29.12
A Mazatlan provo per la prima volta un appartamento, ovvero una specie di due stanze con bagno, ammobiliato e provvisto di elettrodomestici.
Mi costa 25 euro al giono ma e' un'esperienza che ripetero' ogni volta che posso.
Ho una cucina in cui fare il caffe' e sopratutto un frigo da riempire di confezioni da 6 di Negra Modelo, nessuno ci entra mai e tutto quello che devo fare e' lasciarlo pulito quando me ne vado.
Una bionda dello Utah si siede al mio tavolo e mi chiede se puo' guardarmi disegnare.
Alzo gli occhi, il locale si e' riempito e mi sembra di essere l'unico non canadese o americano e che non pasteggia a Margarita.
Il marito della bionda mi dice che anche lui disegna, quasi sempre parte dall'immagine del volto di sua nonna, che e' morta quando aveva 5 anni e che rivede spesso in sogno.
Non glielo faccio capire ma rimango colpito perche' e' una storia che ho gia' sentito, l'ho letta da qualche parte o qualcuno me l'ha gia' raccontata.
La bionda mi chiede se puo' fotografarmi mentre disegno.
Mi chiede se puo' fotografare il disegno che sto facendo.
Comincio quasi a sperare che I Maya avessero ragione, che il mondo tra un paio d'anni finisca, cambi o si distrugga.
La"Zona Dorada" di Mazatlan in questi giorni di Natale e' affollata di americani e canadesi, tanto che tutti mi si rivolgono sempre prima in inglese e se parlo con qualche americano la prima cosa che mi chiede e' se vivo qui, come se fosse impossibile che ci sia anche un europeo in vacanza.
Nella Zona Dorada, di Messico forse ce n'e' poco (sta tutto a Mazatlan vecchia) ma e' un posto in cui tutti stanno benissimo, e tutti cercano di farti star bene qualunque cosa tu stia facendo o abbia voglia di fare.
Uno di quei luoghi in cui pensi che la ciminalita', se c'e', chieda il pizzo ai locali per lasciare in una pace totale I turisti che portano soldi.
E anche se forse e' caro rispetto ad altri luoghi del Messico, e' sempre un posto in cui il pesce costa come in Italia una pizza al taglio.
A Natale per festeggiare mi concedo un'aragosta, che qui costa 400 pesos, circa 22 euro, al chilo.
E un chilo sono 3.
La prima volta che chiedo a qualcuno dell'erba e' a un tipo di un ristorante a Mazatlan Vecchia, che mi offre invece solo sesso a pagamento.
"Ho una donna.Dimmi dove stai e te la mando in camera.Ah no? Un hombre? Vuoi un hombre? Mi dici dove stai e te lo mando in camera.Ah no? Tutti e due?"
Mi dice che un po' di "mota" forse potrei trovarla a Playa Sur, anche se I messicani diffidano dei turisti perche' potrebbero essere poliziotti (mah, penso).
A Playa Sur comunque, a parte pescatori e pellicani, non c'e' nessuno che mi offra qualcosa che non sia una collana di conchiglie o un animale in legno scolpito, cosi' prendo una lancia che per 20 pesos mi porta all'Isla de La Piedra.
E' in realta' una penisola, e quando sbarco sul molo seguo camminando gli enormi
cassoni che in questo fine settimana si riempiono di messicani, trainati da un trattore per le poche centinaia di metri che separano lo sbarco dalla spiaggia.
La spiaggia e' fantastica, cedo turisticamente all'occasione di farmi fotografare con un'iguana gigante sulla spalla e mi lascio andare al sole dopo aver consumato un piatto di pesce e due birre Pacifico, che mi costano in tutto 5 euro.
Insomma a Mazatlan mi tratto bene, bevo caffe' al Rico's, una specie di Starbucks dove fanno un espresso migliore di molti bar italiani e vado persino al Villa Italia, un ristorante italiano che mi ha vivamente consigliato una famiglia di americani che sembrava un'intera generazione di lottatori di sumo.
Grande ristorante e grande cuoco.
Mi fa bene stare bene, anche se sembra ovvio.
Come ogni volta che qualcosa passa non ci si fa molto caso, ma qui mi sembra che I dolori che ho da anni, che m'hanno portato a impazzire di medici che alla fine forse avrebbero preferito far finta di non conoscermi, siano praticamente scomparsi.
La prima erba vera me la offre sul lungomare un tipo dal sorriso gigante che porta al collo un tesserino di fantomatico promotore turistico.
Cosi' il giorno dopo pago relativamente una fortuna per una manciata di quella che sara' la mia prima "mota" messicana.
La prima canna, sara' la qualita', sara' il mese di astinenza, fa una cosa molto semplice.Mi sega la testa all'altezzza della fronte, ne estrae il cervello e lo appoggia sulla mensola della cucina, per restituirmelo intatto circa 4 ore dopo.
E' pure una giornata nuvolosa, non poteva andare meglio.
Da piu' o meno sobrio piu' tardi vado in pullmonia, delle specie di golf car a motore che solo qui a Mazatlan fanno da taxi, al terminal degli autobus per informarmi su come andare a San Blas, e poi torno camminando nel pomeriggio che finisce lungo I chilometri del Malecon, lo splendido lungomare su Playa Norte di Mazatlan.
Il cielo e' coperto e c'e' una strana magnifica luce brillante che minaccia la spiaggia di una tempesta che certamente non verra'.
Sul mare dalle onde ingrossate si vedono qualche surfista e qualche temerario che alla maniera messicana fa il bagno vestito.Ad altezza d'uomo volano I gabbiani, I pellicani e quegli altri uccelli dalle ali strette e il becco lungo che a guardarli in volo sembrano pterodattili.
Li guardo affondare la testa nell'acqua in caccia dei pesci che si vedono nelle onde quando faccio il bagno.
Camminando vedo il Messico dei sogni, delle vacanze degli americani e della festa.
E anche se ' lunga, arrivare a casa non mi costa nessuna fatica, perche' e' uno di quei momenti che in viaggio capitano di rado, quando improvvisamente divento lucido e sento una voce che mi dice: ehi, sei in Messico.
E sorrido ala sera che arriva.
"L'erba ti fa male se la fumi senza stile", dicono I Baustelle.
Beh, stavolta non e' il mio caso.
San Blas 30.12-4.1
In viaggio verso San Blas, anche se al terminal si erano dimostrati scettici, l'autista non ha problemi a lasciarmi vicino al "crucero", l'incrocio da cui passano I bus che vanno a San Blas, evitandomi cosi' di arrivare fino a Tepic, da dove l'unica sarebbe stata prendere un bus per tornare indietro.
Ci sono solo io ad aspettare l'autobus e mi sembra un buon segno.
San Blas e' uno dei posti che quando immaginavo un itinerario di viaggio, era tra i candidati a una permanenza piu' o meno lunga.
E in effetti qualcosa di magico ce l'ha, su di me ha un po' l'effetto di una rete, sara' perche' forse a San Blas tra una cosa e l'altra mi sembra di non esser mai stato sobrio.
Ha una discreta grande spiaggia al limitare del paese, altre due piu' belle a pochi chilometri, e canali pieni di ogni uccello e mangrovie a due passi.
L'atmosfera e' festosa in questi giorni di fine anno, ma San Blas resta comunque un posto estremamente tranquillo.
L'unico ma non piccolo problema sono I Jejenes(no-see-ums), ovvero delle invisibili minimosche che sono forse l'insetto piu' famelico del nordamerica.
"Se le guardi al microscopio, sono una mandibola con le ali.", mi dira' Bernardo, barista al Social Club.
Pungono dappertutto e sono peggio delle zanzare, e a San Blas e' d'obbligo, perlomeno per un turista, vivere cosparso di Autan e circondato da spirali di fumo.
Anche e sopratutto in spiaggia.
Quando sottovalutavo il problema, ed ero quindi senza Autan, prima e durante un viaggio in autobus di un 'ora e mezza, I jejenes mi pungono su un piede 24 volte.
I locali vengono presi di mira molto meno, sara' per la pelle scura, sara' come mi dice un messicano, perche' mangiando pescado e bevendo acqua del posto, il sudore respinge le minimosche.
Sara' ma non e' il mio caso, e grazie a dio L'Autan e l'Off sono economici in Messico.
Nonostante questo, anche se da subito so che non mi ci fermero' a lungo, mi e' difficile andarmene da San Blas e continuo a rimandare giorno dopo giorno.
Ma a San Blas non so perche', bevo davvero troppo, e alla fine decido quindi di squagliarmela.
Ma ci ho passato magnifici giorni battuti e beati.
Il Social Club
All'angolo della piazza, dal lato opposto alla chiesa e accanto alla strada dove ce' il luna park piu' piccolo del mondo, c'e' il San Blas Social Club.
Un bancone di legno circondato da copertine di dischi di jazz appese alle pareti.
Al suo interno, quasi tutti gli americani e gli stranieri che vivono o passano di qui.
Il proprietario, e cuoco del ristorante, e' Augustin, qui con sua moglie da New York, un'aria da altri tempi, come la sua faccia da Bogart, I suoi vestiti di lino e la sua Mustang vecchia e distrutta. O vintage, come si dice ora.
Al bar spesso Bernardo, uno degli uomini piu' svegli e gentili che abbia mai conosciuto, grande barista.
Sugli sgabelli attorno al bancone, di solito ubriachi o in procinto di esserlo, sia turisti che residenti.
Insomma, un fantastico posto in cui la mia prima sera a San Blas, col locale stranamente pieno, prendo una sbornia (una "peda", come mi diranno) colossale con due ragazzi di Citta' del Messico di passaggio da queste parti.
Il ragazzo, Moises, e' un avvocato di 28 anni e mi dice che ha provato 4 volte il peyote e se e quando vorro' farlo mi indichera' lui la persona da cui andare a Real de Catorce (ma non credo che tornero' laggiu', anche se me ne sono pentito per il deserto e quindi chissa')
"Non lo vai a cercare il peyote, perche' e ' lui che trova te, non il contrario.
E dovresti assumere solo quello che ti ha trovato.
E' un'esperienza purifcante, un incontro con te stesso, parli con l'acqua, con la terra, e' semplicemente meraviglioso.
Non c'e' nessun pericolo se non lo fai in maniera stupida, credimi".
Non ero cosi' sbronzo da anni, credo.
("Que peda!", come dice la fidanzata di Moises)
Wow
Il giorno dopo pero' ho una "cruda", cioe' un doposbornia, di quelli che mi fanno passare per malato di mente nel bar in cui ordino la colazione.
E siccome a volte non ho il minimo cervello, decido di andare comunque a Santa Cruz, un microposto qua vicino, perche' in rete ho visto che affittano bungalow direttamente sul mare a poco prezzo.
Prendo un bus locale dove vengo divorato dai jejenes e appiattito dal caldo e dopo circa un'ora il bus mi lascia sulla strada di Santa Cruz.
Ora, gia' le cose sembrano storte quando nessuno dei piu' o meno 50 abitanti del paese sembra minimamente avere idea di dove sia il posto che sto cercando, e peggiorano quando arrivo alla spiaggia e vedo che' e' sassosa, davvero troppo selvaggia per viverci, almeno per me.
Faccio comunque un giro, bevo qualcosa in un bar sulla spiaggia, e insomma perdo tempo cercando di riacquistare un corpo umano dopo la sbronza della sera prima.
Cosi' quando torno in paese e chiedo a un anziano se e' li' che devo aspettare l'autobus per San Blas, che non sapro' mai perche' ero sicuro ci fosse ad ogni ora, quel vecchio gentile che avra' 1200 anni guarda l'orologio e mi dice:
"eh ma sono gia' le 2 del pomeriggio.Non so mica se c'e' davvero un altro autobus che passa di qui."
Si guarda intorno, nella luce e nel vuoto delle ore della siesta.
"E non vedo taxi.Ti conviene andare all'incrocio dopo Miramar, li' e' piu' probabile che qualche autobus passi, e' a cinque minuti a piedi."
Cosi' torno verso la spiaggia, passo ancora davanti a una venditrice di succo di canna, che sembra pietrificata nell' ombra della sua minuscola tenda, e davanti al cimitero di Santa Cruz, che come tutti quelli messicani piu' che un cimitero sembra una festa di colori e di allegria.
E finalmente arrivo al "crucero", l'incrocio dove potrebbe passare un autobus di lunga percorrenza proveniente da Vallarta.
Al contrario del "crucero" per San Blas, dove si uniscono due grandi superstrade, questo e' un incrocio polveroso in cui un musicista blues avrebbe appuntamento col Diavolo.
Mi siedo su un muretto da cui sono sicuro di vedere l'autobus in tempo per fermarlo con un gesto.
Un ragazzo che anche lui aspetta mi dice che l'ultimo bus deve ancora passare, arrivera' tra un paio d'ore.
Mi metto le cuffie in testa, accendo l'audiolibro del "Conte di Montecristo" - Emond Dantes! - e guardo e aspetto.
C'e' un vecchio con un machete alla cintura, che ara un piccolo campo con l'aiuto di uno stanco cavallo bianco.
Quando ha finito, scioglie con lentezza infinita il cavallo e si incammina verso un sentiero che sembra semplicemente scomparire nella giungla.
Poco dopo arriva in macchina la famiglia che abita nel caseggiato che ho alle spalle, un po' casa e un po' ristorante.
Quello che sembra il figlio maggiore estrae un fucile dal bagagliaio e lo porta sul retro.
Cacciatori, immagino.
Quando scendo a San Blas dall'autobus in cui sono salito quasi in corsa, mi dico che oggi e' stato un giorno folle e perduto.
Ma anche oggi e' stato un giorno messicano.
Al Social Club passo anche il capodanno anche se mai forse come stavolta e' davvero un giorno come un altro.
Augustin comunque si presenta in frac e cravattino bianco, e ora e' davvvero un attore anni '40 circondato dalla sua musica jazz , un mix perfetto del Rick di Casablanca e James Bond.
La serata va, riesco persino a farmi regalare un canna (che mi durera' 3 giorni) da un americano che vive qui da secoli e che sembra Allen Ginsberg, pero' anoressico.
Dopo la mezzanotte entra un tipo alto, col baffo spiovente e la coda di cavallo.
E' in un impeccabile vestito chiaro con cravatta abbinata, scarpe di cuoio lucide e un grande naso che gli rimpicciolisce gli occhi dando alla sua faccia l'aspetto di un replicante.
Sembra asolutamente normale finche' non comincia a ballare uno swing strisciando I piedi in orizzontale e vedo che ha le tasche piene di lecca lecca a forma di cuore che regala con un inchino a tutte le donne del bar.
Non lo vedro' mai piu', nella settimana che staro' a San Blas.
Sono certo fosse un folletto di Capodanno scappato da un film di Tarantino.
E poi anche quest'anno e' andato.
Dovunque vadano gli anni passati, io andro' per ora in direzione contraria.
Billy Bob
Billy Bob e' anche lui ovviamente americano, biondo e con un 'enorme pancia che copre con camicie che avrei immaginato esistere solo nella fantascienza.
Probabilmente non sembrerebbe nemmeno gay, se non fosse per una voce un po' squillante e l'abitudine di chattare su ManHunt col laptop appoggiato al bancone del bar.
Devo mettere le cose in chiaro gia' la sera di Capodanno:
"Billy Bob sorry, ma non sono gay.E anche se fosse sarei troppo vecchio per te"
Quando la mia ultima sera arriva al Social Club, madre e figlia in fuga da San Francisco mi stanno raccontando estasiate di un loro viaggio a Roma.
Cerco di spiegargli che l'alto numero di scooter in Italia e' dato dal traffico infernale e non da memorie di set cinematografici con Audrey Hepburn in sella a una vespa.
Non riesco a stare serio mentre gli dico che no, gli italiani, o perlomeno la maggior parte, al contrario degli americani quando sono in Italia, non beve vino al mattino.
Anche Billy Bob e' stato a Roma e partecipa alla conversazione raccontando: "Non vedevo l'ora di comprare delle cravatte e delle scarpe italiane.Non ho detto niente per non fare brutta figura ma quando ho visto lo scontrino della carta di credito stava per venirmi un infarto."
Siccome il barista non ha piu' vodka, la ragazza americana va a comprargliene una bottiglia.
Quando la ragazza torna con una bottiglia di Vodka Oso Negro, Billy Bob la toglie dal sacchetto e ci scrive sopra con un pennarello indelebile due enormi "B" per marchiarla col suo nome, poi chiede a Pompeio, il ragazzo messicano che stasera sostituisce Bernardo al bar, un bicchiere con poco ghiaccio.
Il bicchiere e' una specie di tumbler alto, e Billy Bob lo riempie di vodka liscia fino all'orlo; cosi' una bottiglia saranno sei o sette bicchieri, penso.
"Ecco Pompeio, vedi?"- dice al barista "Questa e' quella che io chiamo vodka doppia.Doppia, vedi?In mi casa, questa e' una vodka doppia."
Pompeio scuote la testa e poi sottovoce e con l'aria sconsolata mi dice soltanto: "gringos".
Allora mi metto a chiacchierare con Pompeio, e siccome gli chiedo se sa dove potrei trovare un po' d'erba, il discorso finisce sul narcotraffico:
"Non si vede, ma c'e' davvero una guerra.Basta leggere I giornali, anche quelli locali pero', anche le notizie nelle pagine interne, per vedere che tutti I giorni c'e' qualche tragedia legata al narcotraffico.
Vent'anni fa c'era un capo solo di tutto il traffico di droga tra il Messico e gli USA, uno di quelli alla Vecchio Messico, come si dice.
Ora sono 4 o 5 I cartelli che si combattono il paese, e non rispettano niente e nessuno.Non ammazzano solo I poliziotti, anche le loro mogli, le loro famiglie"
"E la corruzione?" Gli chiedo
"Beh, la polizia federale e' abbastanza sana", risponde mentre mi versa un altro tequila Cazadores, "le altre molto, molto meno.
Poco tempo fa c'e' stata una sparatoria qui nel Nayarit.Un camion dell'esercito ha intercettato una compravendita.Di cocaina credo.
C'erano 2 macchine, con 6 persone, che hanno subito cominciato a spaare contro I soldati.
I militari erano molti di piu' e alla fine ovviamente li hanno uccisi tutti e 6.
Beh, due di loro erano poliziotti.
Devi immaginare che almeno un terzo, per difetto, della popolazione messicana e' convolta piu' o meno direttamente nel narcotraffico. "
E conclude dicendo che alla fine del suo mandato l'attuale presidente dovra' andarsene dal Messico perche' la taglia che I narcos hanno messo sulla sua testa, senza le protezioni di cui gode ora, sara' molto piu' facile da riscuotere.
Anche questo e' Messico.
Comunque sia, Pompeio di erba non sa nulla e mi dice fatalmente: chiedi a Billy Bob, loro, intendendo gli americani, ce l'hanno tutti.
Cosi' chiedo a Billy Bob.
E Billy Bob dice che se vado a casa sua me ne regala volentieri un po', tanto lui non fuma e la tiene solo per quando I suoi amici vanno a trovarlo.
Mh, ci penso un niente e quando a mezzanotte il Social Club chiude, seguo Billy Bob per la strada principale.
Mi sorprende vedere che entra all'Hotel Bucanero, dove ho passato due notti in una stanza ignobile pagata come un 4 stelle.
Ma Billy Bob mi invita a seguirlo per le scale che portano ai balconi, dove al secondo piano ha una specie di geniale appartamento di 3 stanze.
Sono in realta' 3 stanze separate unite da un balcone che sembra fare da corridoio, la stranezza e' che ovviamente in ogni stanza c'e' un bagno
"questi pazzi di messicani lo usavano come magazzino", mi dice "poi anni fa un mio amico ha cominciato a rimetterle a posto e ora cerco di farlo io."
E mentre mi riempie un sacchetto d'erba mi mostra la sua stanza, ordinata e pulita come fosse nuova, sul letto lenzuola di cotone egiziano e sull'attaccappani in vista appese in bella mostra una ventina di camicie dai colori sgargianti, perfettamente stirate.
"Vengono certamente a vedere come mi sono sistemato e se mi sto comportando bene", dice con la sua voce squillante.
"I miei fratelli..", si lamenta mentre fumo una sigaretta in balcone e lui intanto si versa un'altra delle sue doppie vodka.
"No, I miei genitori non verranno.Sai, sono mormoni, e non sono molto contenti del fatto che su 4 figli due sono gay e una e' lesbica.A volte penso che l'unico modo per liberarmi di loro sia ucciderli...
Oltre all'erba vuoi anche un po' di Valium e di Xanax?"
E mentre declino quest'ultima offerta, salgono le scale e appaiono quasi dal nulla due ragazzi molto giovani, che Billy Bob chiama con un nome americano gergale che immagino sia l'equivalente del nostro "femminielli".
Loro, al contrario di Billy Bob, non vogliono e non possono in nessun modo fingere di non essere gay.
Rimango un po' stupito, ingenuamente, di vederli a San Blas, ma Billy Bob dice che ce ne sono parecchi, e anche se mi abbracciano un po' troppo calorosamente (penso immaginino o sperino sia un altro Billy Bob) anche con loro non mi e' difficile chiarire che, al contrario di quanto dica Billy Bob e per quante poche ne abbia, sono solo le donne a piacermi ancora.
Ma I due tipi sono bellissimi in effetti, truccati sembrano quasi orientali, mi fanno venire in mente I quadri di Ontani.
E mi incuriosiscono moltissimo, ma purtroppo non c'e' l'occasione di fargli tutte le domande balorde che mi vengono in mente.
E' gia' una situazione sufficientemente bizzarra senza che mi metta a chiedere I come e I perche'.
Un ragazzo-donna mi dice che il motivo per cui a San Blas ci sono tanti jejenes e' un grande albero vicino alla spiaggia, che e' una miniera di uova.
"E perche' non lo tagliate? Perche' non gli date fuoco?", chiedo sbalordito.
"Beh no, Il governo messicano" dice inclinando la testa in un gesto che sembra provato tutti I giorni davanti allo specchio," tiene molto alla natura. Non si puo', non si puo' tagliare un albero."
Ecco il Messico, penso.
Sto in un posto in cui se fai 300 metri fuori dal paese c'e' una giungla di ucceli che fa sembrare gli alberi stregati, canali pieni di coccodrilli con tutte le palme e le piante del mondo concentrate in pochi metri, ma un solo albero che genera 3 milioni di mosche assassine al minuto non lo si puo' abbattere.
Ecco il Messico.
Poi guardo Billy Bob, circondato dai suoi ragazzi di vita mentre si versa un' altra delle sue vodka doppie, e penso che al contrario di altri che vivono sugli sgabelli del Social Club, alcuni infelici, alcuni impazziti, altri forse solo incapaci di andarsene e altri ancora scappati dalla citta' e increduli di vivere in un posto senza semafori, Billy Bob e' perduto.
E' venuto qui per perdersi, come gli antichi.
E' un Burroughs di 100 chili, il personaggio deviato di un racconto di Fitzgerald.
"Mi amerai.E tornerai, ne sono sicuro", sono le sue ultime parole.
Sorrido mentre lo saluto e lo ringrazio.
Addio e grazie per tutta l'erba, Billy Bob.
Chacala, 4.1-
Cosi' alle 7 del mattino mi incammino verso il molo, capolinea naturale dell'unica strada di Chacala.
Salgo con altri tre sulla lancia di Oscar, e ci dirigiamo verso il mare aperto.
Il cielo e' coperto, il mare al largo diventa grigio scuro.
La prima sorpresa e' una coppia di delfini che passa senza degnarci di uno sguardo davanti a noi.
Poi Oscar rallenta il motore, e ci mettiamo a guardarci intorno.
Ci sono due sposi di New York e un tipo di Vancouver che vive nel bungalow accanto al mio, sulla sua faccia e nelle sue parole si vede come gli abbia fatto bene questa vacanza in Messico.
Sulla sinistra a una ventina di metri, uno spruzzo che vaporizza l'acqua, qualcosa di grande che si muove.
Qualcosa di gigantesco e scuro che scompare nella schiuma.
Balene.
Siamo qua per vedere le balene e dopo il primo quarto d'ora di calma sembra che ce ne siano dappertutto.
Non vengono, come bambinamente speravo, a giocare con I turisti, anzi del motore hanno paura e quando lo sentono si immergono, ma si vedono enormi schiene scivolare sull'acqua, code giganti che scompaiono in mare e schiuma e spruzzi improvvisi quando riemergono.
La cosa piu' strana e' che dove si inabissa una balena, immagino per qualche stramba legge fisica, rimane una grande pozza di acqua liscia, come se appiattissero il mare, trascinassero con loro il vento e le onde.
Come gia' le toninas in Argentina, le balene e' molto piu' facile vederle che fotografarle, perche' nonostante siano enormi sembrano molto veloci.
Probabilmente queste non sono le balene piu' grandi del mondo, pero' sembrano decisamente lunghe il doppio della nostra barca, cioe' dai 12 ai 15 metri.
Quella che vediamo meglio e' una che improvvisamente fa una specie di balzo fuori dall'acqua davvero vicino alla lancia, portando all'aria la testa oltre la pinna.
Uno spettacolo.
Le balene sono scure, e sembrano draghi cinesi, sono giganti e strepitose.
Mi viene anche in mente che quest'estate durante I lunghi viaggi in bus in Turchia ascoltavo Moby Dick, che oltre ad essere quello che e', e' anche un' accurata documentazione della vita e degli usi dei balenieri dell' 800 .
Avendo visto le balene accanto alla nostra barca, mi chiedo come quegli uomini potessero mettere a mare delle scialuppe e poi inseguire una balena infuriata e ferita, magari col mare in tempesta.
Siamo d'accordo che uccidere una balena e' un crimine ma quei balenieri dovevano essere strani uomini.
Non ci avevo mai pensato prima di vedere una balena dal vero, ma ho anche pensato da subito che era troppo intelligente per farci del male.
Tornato a terra e' ormai mattina piena, mi faccio un minijoint e vado in spiaggia, anche se il sole non ne vuole sapere di spuntare.
In spiaggia ci sono solo io, un cane di nessuno e due pellicani.
Stonato faccio uno dei bagni piu' belli della mia vita.
Guardo al largo e so che e' pieno di balene che parlano tra loro e danzano riti d'accoppiamento, e mi dico che Chacala e' davvero una spiaggia magnifica, e che qui a non fare nulla di apparentemente utile, perdo veleno.
E' buono.
Le famiglie messicane sono molto numerose, e fanno tutto tutti insieme.
Mangiano stretti in pochi tavoli per pranzi che durano giornate, fanno spesso il bagno vestiti, e anche questo come il resto sempre tutti insieme.
Nonne, genitori, bambini.
E in acqua stanno gli uni accanto agli altri, prendendosi quasi per mano quando aspettano che un' onda di tre metri li travolga.
Ogni volta mi sembra che rimbalzino gli uni contro gli altri, stando in balia delle onde cosi' vicini e' impossibile non scontrarsi ogni momento, il nipote che cade sulla nonna, il marito che si capriola sulla moglie.
Probabilmente li' stia il divertimento.
Ma confesso di trovarlo bizzarro.
Alcune famiglie, per tenere a bada I numerosi figli piccoli, scavano nella sabbia, con una vanga che devo pensare far parte del bagaglio standard, una grande buca in cui mettono I bambini, come una gabbia-piscina, e accanto ci piantano l'ombrellone.
Ma la passione di tutti I maschi messicani, di ogni ceto sociale ed eta', pare essere assolutamente il farsi ricoprire interamente di sabbia dai parenti o dagli amici.
C'e' chi si fa addirittura filmare.
Ma la mia conoscenza del messico e' troppo superficiale per cercare di dare un significato a questa cosa.
Qui compro un altro po' d'erba da Angelino, venditore di amache in spiaggia.
Poco dopo l'acquisto mi preoccupo un attimo quando vedo che ha abbandonato la professione e sta usando I miei soldi per sbronzarsi in spiaggia alle 11 del mattino.
Gli spacciatori li si vorrebbe sempre sobri ed invisibili, come si dice.
Ma in realta' non succede nulla e anzi il giorno dopo, genialmente, Angelino mi porta pure qualche cartina, per ora in Messico come gia' in Vietnam, piu' rare della pietra filosofale.
Chacala e' una strada e una spiaggia, 3 o 4 minimarket, qualche ristorante che di solito verso le 20 chiude perche' il turista principalmente americano cena alle 6 del pomeriggio.
Quindi non c'e' molto da fare, a parte il mare, mangiare pesce, bere qualche birra, qualche disegno stonato e fumare erba di benessere. E un tequila qua e la', ci mancherebbe.
Non c'e' nemmeno un bancomat, che sta a Las Varas, un paese a 10 km in cui vado di tanto in colectivo a comprare qualcosa e cercare pennarelli.
Qui il mio cellulare, come gia' a San Blas, e' morto e serve giusto come orologio.
C'e' Arturo, con l'unica macchina da espresso di Chacala, che ha un miniristorante
con sua moglie inglese, Emilia.
"Mi chiamo proprio Emilia", mi ha raccontato, "il nome me l'hanno dato I miei genitori quando erano in vacanza in Italia, e l'hanno preso da una bottiglia di vino dove c'era scritto Emilia-Romagna".
In definitiva qui la mia occupazione principale e' stare in spiaggia con un po' di ganja ascoltando a palla in cuffia gli Orbital. O Mozart.
Di musica non so nulla, e' risaputo, ma entrambi per qualche ragione, in cocktail con l'erba, mi spalancano la mente.
Con gli Orbital la spiaggia diventa l'ologramma di un paradiso, qualcosa che non esiste piu' nella realta', ora che anche Marte e' diventato un paese sovrappopolato.
Mozart invece trasforma la spiagggia in una strada di miele, con l'oceano davanti a fare da tappeto volante.
A quel punto, di solito mi tuffo.
Bye
|