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Queste
sono le mail che ho scritto ai miei amici durante il viaggio. Ce n'e'
pure una, l'ultima, che non ho spedito, perche' per un grave problema
il mio viaggio si e' interrotto bruscamente a Cordoba (per questo, non
per follia, in 3 mesi non ho visto Iguacu').
Come al solito queste mail contengono anche cose poco interessanti per
chi cerca semplicemente info di viaggio. In "Info Pratiche"
ci sono informazioni sul viaggiare e nella sezione "Accomodations"
gli alberghi e ristoranti dove sono stato.
3. Bariloche e Puerto Madryn
Scrivo gia' troppo lo so, ma mi serve come allenamento.
Quindi beccatevi pure questa.
BARILOCHE
2.3.08
E' una splendida mattina di sole e, almeno per i miei standard mi sveglio
presto, verso le 9.30.
Metto quattro cose, 2 coltelli e un k-way nello zainetto da due lire che
ho comprato 2 giorni fa, lo riempio di acqua e di cibo, e dopo colazione
prendo di nuovo il bus n. 20, facendomi portare stavolta al capolinea,
all'Hotel Llao Llao.
Il Llao Llao a parte uno stranissimo fungo, e' un hotel direi a 5 stelle
con annesso campo da golf, a due passi dal porto da cui partono le crociere
per i 7 laghi e molto vicino a uno degli ingressi del Parco Nazionale Nahuel
Huapi.
Niente bici alla fine, un po' perche' se sono qualcosa sono un passeggiatore,
e sopratutto perche' nei sentieri in mezzo ai boschi in bicicletta non
ti ci fanno andare.
M' incammino cosi' sulla strada che dopo un po' incrocia l'ingresso del
parco e scendo verso un sentiero.
Ai lati, oltre ad alberi alti come un grattacielo, ci sono, immagino per
la vicinanza dei laghi, canneti di bambu' che si piegano ad arco creando
delle gallerie d'ombra che penetrano il cuore del bosco.
Dopo una bella camminata, alla mia sinistra, seminascosto dagli alberi, appare
il Lago Moreno.
Scendo verso l'acqua, mi fermo su una roccia a guardare il lago turchese
circondato dalle montagne.
Non c'e' nessuno, ci sono solo io.
Non riesco a non pensare al Kerouac di Big Sur, il suo libro oltretutto,
che pur non parlando di viaggi, mi e' piaciuto di piu'.
Il silenzio e' quasi totale, solo il rumore dell'acqua e qualche stridere
d'uccello.
Tiro fuori dallo zaino il binocolo che ho comprato chissa' dove e chissa'
quando, che si rivela inaspettatamente efficace, e guardo le rive,
gli uccelli, le cime delle montagne in cui in un'altra vita, dopo aver
fatto surf, andro' con corda e picozza.
Mangio qualcosa, seguo i consigli di Scaglia per la bici (bere molto,
mangiare poco e spesso) e arrivo alla fine del sentiero.
Cammino 600m. di strada (e' il famoso Circuito Chico, che fa il giro completo,
o quasi, dei laghi e dei monti di Bariloche) e poi prendo un altro sentiero
tra gli alberi, che dovrebbe portarmi al Lago Escondido.
Davanti a un cartello, scelgo prima, ignorandone la distanza, di arrivare
fino al Mirador Lacuna, un punto panoramico.
La strada e' lunga, quasi tutta al sole, al contrario dei sentieri che
di solito sono umidi di bosco e scuri d'ombra, e quasi tutta in salita.
Ma quando arrivo ne vale la pena.
Il mirador e' una roccia microscopica su cui si puo' stare al masssimo
in 3 abbracciati, a strapiombo sul panorama stupefacente di laghi, isole,
spiagge e montagne.
Niente da dire, Bariloche e' un posto di una bellezza pura, altre parole
non ne ho.
Mi accendo una Marlboro seduto sul Mirador e mi sento come Belushi in
Chiamami Aquila, cioe' al primo tiro rischio di cadere nel vuoto.
Poi comincio a ridiscendere il sentiero verso il Lago Escondido, e mi
fermo lungo il cammino ad ascoltare la vita del bosco.
Attorno a me e' pieno di piccoli uccelli che chiurlano, uccelli piu' grandi
che frillano, cicale che saltano, farfalle che ninnano.
Concerti di rane, api che ronzano, e il frusciare del bosco e del vento.
Arrivo al Lago Escondido, un piccolo lago magnifico in cui dei bambini
argentini stanno facendo il bagno gettandosi dal pontile.
Ci passo 2 ore chiacchierando con una simpaticissima coppia di Firenze,
che viaggia 2 mesi in Argentina.
Parliamo di viaggi, ci scambiamo informazioni, e concordiamo sull' assoluto
splendore del posto in cui abbiamo la fortuna di trovarci.
MI parlano del sole di mezzanotte in Norvegia, quando il tramonto dura
pochi minuti, e c'e' sempre luce, qualcosa che nonostante il costo, prima
o poi dovro' vedere.
E sopratutto mi fanno venire una voglia atroce di andare alle Torres del
Paine, il parco nazionale nella Patagonia cilena, a fare il famoso circuito
"W".
Cinque o piu' giorni di trekking e notti in tenda ("Puoi anche dormire
negli ostelli ma se ne approfittano in modo davvero scandaloso, anche
30 dollari per un letto ijn camerata").
Pensavo di farci giusto un salto con un minivan o qualcosa del genere
ma mi dicono che noleggiano tende o se ce ne sono libere, si puo' anche
affittarne una gia' montata negli accampamenti.
Dovrei risolvere alcuni problemi, anche se non insormontabili.
Primo, non ho uno zaino, perche' stavolta sono partito con una borsa con
2 ruote.
E per quanto sia stato bravissimo, dovendomi portare abbigliamento e scarpe
per piu' o meno tre climi diversi, il mio bagaglio pesa comunque sui 16
chili, troppi da portare in spalla tra sentieri e laghi ghiacciati.
Ma potrei comprare uno zaino piccolo e lasciare il resto della mia roba
in un deposito di qualche stazione degli autobus, se ne trovo uno.
Ci sto pensando, e' da quando sono partito che ho il dubbio se andare
o no alle Torres del Paine.
Vedremo quando saro' da quelle parti.
Ci salutiamo, loro cercano di arrivare da un' altra parte nel bosco e
poi prendere un autobus che li riporta in centro, io torno sui miei passi,
e come se non fossi abbstanza stanco, trovo la forza per perdermi in un
sentiero senza uscita ed arrivare a vedere una chiesa di legno sul
Lago.
Sono le 20 e 30 (qui il sole tramonta verso le 22) quando
scendo dall'autobus a un passo dal bar in cui ordino la mia solita Quilmes
da 3/4.
Avro' camminato per quasi 20 km, quasi tutti atrraverso il bosco.
Il mio corpo e' un' armatura di vetro abbandonata in frantumi dopo
una battaglia perduta, e domani probabilmente non avro' la forza per alzarmi
dal letto.
Ma il mio cuore e la mia mente, non smettono di darsi un cinque.
PUERTO MADRYN
6.3.08
In 13 ore riattraverso l'Argentina, questa volta da ovest a est, per arrivare
a Puerto Madryn, base per visitare la Peninsula Valdes, dove dovrei
vedere leoni marini, elefanti marini, con un po' di fortuna delfini di
Commerson bianchi e neri e, con molta fortuna, orche (per questo sono
qui, sopratutto).
Stavolta non viaggio con la Via Bariloche ma con la Mar y Valle-Ejecutivo
de Chubut, su un autobus che sembra del secolo scorso.
E' sempre un cama, quindi relativamente comodo, ma la cena che mi servono
verso le 23 mi ricorda il rancio di un manicomio criminale e a colazione
addento un biscotto di gesso.
Arrivo al mattino presto piuttosto stremato ma dopo aver buttato le mie
cose nel mediocre ma economico albergo in cui staro' 4 notti, esco a vedere
come funzionano le escursioni nella Peninsula.
Anche crecando un po', trovo un' agenzia sola che organizza
un' escursione per fissati con le orche, cioe' solo fino a Punta Norte,
e poi 5 ore di pazienza sperando che si facciano vedere affamate di ciuccioli
di leone marino.
Peccato che non ci voglia andare quasi nessuno e quindi non la facciano
assolutamente tutti i giorni.
Altre agenzie arrivano fino a Punta Norte ma restano al massimo 2
ore.
E' vero che le uniche possibilita' di vedere le orche a riva e' con l'alta
marea ma non riesco veramente a fidarmi della puntualita' di un' escursione
organizzata rispetto alle maree.
Forse sbaglio, vedremo.
Un po' di chiarezza, innanzitutto.
Uno dei documentari piu' belli che ho visto in vita mia, probabilmente
girato qui a Punta Norte, e' quello su come le orche (non tutte, queste
rappresentano una minoranza) si cibano, e insegnano a farlo ai piccoli,
dei cucciolo di leone marino nati verso dicembre-febbraio e che a marzo
fanno il loro primo ingresso in acqua.
Le orche, sfruttando l'onda di marea, si gettano sulla spiaggia cercano
di addentare un cucciolo, lasciandosi poi ritrasportare in mare aperto
dalla risacca.
E' una cosa che insegnano subito ai piccoli, perche' non sembra
essere cosi' semplice, e un tempo sbagliato potrebbe rivelarsi fatale,
lasciando l'orca in secca a morire sulla spiaggia, anche se non so quanto
spesso accada.
A volte le orche fanno anche un gioco dall' apparenza crudele, o cosi'
sembra essere, gettandosi l'un l'altra con la coda i cuccioli di leone
marino morenti e sanguinanti.
Altre volte, e nessuno sa il perche', sembrano riaccompagnare un
piccolo in salvo sulla spiaggia invece che mangiarlo.
Questo comportamento resta un mistero.
D' altra parte, sono davvero tanti i misteri del mare.
Come imparo all' EcoCentro, il piccolo ma splendido museo sull' ecosistema
marino di Puerto Madryn, anche sulle balene franche, principale attrazione del
posto da agosto a dicembre, sappiamo poco.
Gli scienziati non sanno ancora perche' facciano quegli enormi balzi fuori
dall'acqua per poi ricadere in un terribile frastuono di spruzzi e onde.
Forse comunicano.
Ne' sanno perche' a volte restino immobili anche per 20 minuti, quasi
in verticale, con solo la gigantesca coda fuori dall'acqa.
Forse ascoltano.
All 'ingresso dell' Eco Centro c'e' lo scheletro di una balena franca,
che si e' arenata sulla spiaggia ed e' morta nel 2000.
Lo sapevo gia' ma resto comunque stabiliato nel vedere che le balene hanno
mani e dita, nascoste sotto il grasso delle pinne.
Sono strutture assolutamente uguali alle nostre, evidenziando come, per
quanto possa apparire strano, noi e questi enormi mammiferi marini, ci
siamo evoluti da un antenato comune.
Omologia, dovrebbe chiamarsi in gergo scientifico.
Le strutture simili, che rispondono alla stessa funzione ma si sono evolute
a causa di differenti spinte adattative, come le ali degli insetti e quelle
degli uccelli, vengono invece definite analoghe.
Ci sono molte tesi differenti in proposito, e va detto che c'e' chi
contesta totalmente questa visione.
Ok, dopo il momento di biologia del dilettante, torniamo a noi.
Domani vado a Punta Tombo, a vedere la piu' grande colonia di pinguini
di Magellano dell' Argentina, quasi un milione di esemplari
si dice.
PUNTA TOMBO
La prima tappa dell' escursione e' per cercare di avvistare le toninas
(delfini di Commerson), piccoli delfini bianchi e neri che raggiungono
circa 1,50 m. di lunghezza.
Saliamo in una trentina, bardati come astronauti del mare (salvagenti
e cerate che arrivano fino ai piedi) in un grande gommone Zodiac.
Attraversiamo il porto canale per poi dirigerci verso il mare aperto.
Capisco perche' lo Zodiac e' cosi' grande quando il mare cambia colore
all'improvviso e le onde diventano enormi - "qui inizia la parte
umida", dice il Capitano .
Per attirare le toninas, che si divertono sembra a girare attorno alle
imbarcazioni, il gommone fa degli scatti veloci e poi rallenta, quasi
fermandosi dopo aver saltato sull' onda.
Il cielo e' scuro, per una mezz' ora buona non si vede nulla.
Guardo 3 cormorani immobili in mare aperto, a parlare immagino del piu'
e del meno, in attesa di volare via.
Poche volte ho visto qualcosa di cosi' libero.
Dopo un' altra mezz' ora di navigazione, spunta il sole e cominciano ad
arrivare le prime toninas, da sole, in coppia, quasi nessuna in gruppi
numerosi, anche se e' abbastanza frequente.
Capisco che oltre che per le dimensioni delle onde lo Zodiac e' cosi'
grande perche' qualsiasi altra cosa piu' piccola si rovescerebbe quando
tutti ci spostiamo da una parte all' altra all' improvviso a seconda di
dove venga avvistato un delfino.
Le toninas sono meravigliose, almeno per me che sono quasi i primi delfini
che vedo in vita mia.
Sono schegge bianche e nere che saltano fuori dall'acqua e sembrando divertirsi
a passare a trutta velocita' sotto la barca.
Ecco, vederle e' magnifico, fotografarle e' un'altra cosa.
Dopo un po' capisco che la mia unica possibilita' e', subito dopo un avvistamento,
fotografare a raffica, sperando che qualche scatto colga qualche delfino
fuori dall'acqua.
Quando torniamo al molo, ho 50 foto del mare aperto e 3 o 4 dei delfini,
di cui forse 2 accettabili.
Ma poteva andare peggio, e amo tutti i delfini del mondo.
Al porto conosco Alberto e Marina (i nomi sono inventati),
lui argentino, ma ormai cittadino di Torino, una vita avventurosa quasi
alle spalle, lei di Genova, dove lavora all'acquario come biologa.
Gli parlo della spedizione di speranza a Punta Norte ad aspettare le orche
e si dimostrano subito entusiasti.
Poi proseguiamo in minivan verso la riserva naturale di Punta Tombo, zona
prescelta di riproduzione dei pinguini di Magellano.
L'enorme territorio di Punta Tombo, fu comprato da una coppia di emigrati
italiani attorno al 1920.
Verso gli anni '40 cominciarono ad arrivare i primi pinguini e ad usarla
per costruirci i nidi.
Anni dopo, i pinguini erano diventati talmente tanti che i proprietari
conttattarono la Provincia di Chubut, a cui vendettero una parte della terra,
da allora trasformata in riserva.
In effetti a Punta Tombo i pinguini sono dappertutto.
Alcuni da soli, altri in gruppo, sdraiati, nelle tane o tra i cespugli.
Piu' o meno tutti in smoking, c'e' chi cambia il piumaggio, chi cammina
con andatura pinguinesca, chi prende il sole e chi si riposa all'ombra.
Non si arriva fino alla spiaggia, dove sono ammassati a centinaia, ma
non ce n'e' bisogno.
Molti pinguini hanno il nido proprio ai lati del sentiero, altri lo atrraversano
caracollando.
Veniamo avvertiti all' ingresso di lasciar passare i pinguini
(e c'e' pure un buffo cartello che dice "Ceda el paso al penguino")
perche' mettersi sulla loro strada potrebbe disorientarli e confonderli.
Non c'e' problema, mi dico, ok.
Ma tra me e me penso: ma come, queste pengue si fanno tutti gli anni chilometri
e chilometri d' oceano per tornare nello stesso posto e se ci riescono
allo stesso nido (prima arrivano i maschi, poi le femmine, che scelgono
il compagno soltanto in base alla posizione e sicurezza del nido) e basta
atrraversargli la strada per confonderli?
Comunque sia, quando un pinguino atrraversa il sentiero, fermi tutti e
massimo rispetto.
Alla sera, mentre ceniamo da Puerto Marisco, e il cameriere chiede ad
Alberto che continua ad ordinare portate se stiamo aspettando altre 2
persone, Marina mi dice una cosa che mi fa ancora ridere.
E' stata al molo, a chiacchierare con i pescatori, e nell'ordine delle
cose, i pescatori odiano a morte i pinguini.
"Un pinguino mangia 1 chilo e mezzo di pesce al giorno, se qualcuno
li sterminasse di certo non ci metteremmo a piangere."
VISIONI IMPREVISTE
7.3.08
Esco nel mondo in un' alba omerica dalle dita di rosa e mi appoggio a
fumare contro il muro dell'albergo, aspettando che passino a prendermi
per andare a Punta Norte.
Vedo dall'altra parte della strada un ragazzino che armeggia con la porta
del chiosco di giornali di fronte, non capisco se stia cercando di forzare
la porta o di chiuderla.
C'e' luce ormai, un tentativo di furto mi sembrerebbe davvero un' assurdita'.
La polizia, risolvendo i mieie dubbi, chiamata da una signora che abita
sopra al negozio, arriva in 40 secondi.
Prendono il ragazzino e lo sbattono mani contro il muro a gambe divaricate
cominciando a perquisirlo.
Un poliziotto telefona al proprietario del chiosco, il suo collega dopo
un po' ammanetta il ragazzino che non ne vuole sapere di stare a lungo
in una posizione cosi' scomoda.
Non lo trattano bene, nonostante, o forse a causa, dell'eta'.
Escono le cameriere del mio albergo, e guardano, e sorridono, come quando
la giustizia sembra essere una cosa lineare e senza dubbi, c'e' un colpevole
colto in flagranza e chi e' pagato per farlo interviene con prontezza
ed efficacia.
Io spero che pur essendo un ottimo testimone, nessuno mi chieda nulla
(e non succede infatti).
Perche' ognuno e' libero di credere in quello che vuole ma io mi farei
tagliare una mano piuttosto che mandare in galera un ragazzino, che come
sapro' dopo, ha 14 anni.
Per di piu' cosi' stupido da lasciar passare la notte e aspettare l'alba
per cercare di forzare la porta di un negozio.
Tra grida e strattoni fanno salire il ragazzino ammanettato su una volante
che e' arrivata nel frattempo.
Arriva anche il pickup con gia' sopra Alberto e Marina, andiamo a sperare
nelle orche affamate, e solo per un attimo penso che a 14 anni portavo
vestiti firmati e una buona pagella per me sarebbe stata la certezza di
una Vespa da truccare durante le vacanze al mare.
PUNTA NORTE
Luis, la nostra guida, e' un genio che sa tutto sugli animali, riconosce
40 specie differenti di piante, e ci parla durante il lungo viaggio a
Punta Norte (170 KM) della storia e della cultura della Patagonia.
Taglia corto sull' origine del nome, cassando totalmente l'etimologia
"piedi grandi" e affidandosi senza incertezza all'interpretazione
che fa derivare il nome "Patagonia" dal fatto che Pigafetta,
il cronista di Magellano, vedendo l' imponente aspetto degl indios Tehuhelche,
li chiamo' Patagon, come un essere mostruoso di un libro spagnolo
famoso ai suoi tempi.
(per ovvie ragioni Pigafetta dice che fu il capitano, cioe' Magellano,
a coniare il nome)
"In realta'" dice Luis" usiamo la parola
"aborigeni" solo quando parliamo coi turisti.
Tra noi li chiamiamo ancora indios, anche se col tempo il termine ha assunto
connotati negativi.
Ma abbiamo sempre fatto cosi'.
Io sono nato in campagna, la' usiamo ancora i nomi che i primi europei
che arrivarono qui diedero a questa fauna allora sconosciuta.
In campagna il nandu' (una specie di struzzo) si chiama ancora "avestruz",
e il puma, lo chiamiamo ancora "leon"".
Luis, come tutti i patagonici, su queste strade infinite
circondate da nulla, guida quasi sopra la linea di mezzeria, o al centro
delle strade di ghiaia, perche' in questo modo e' piu' facile evitare
eventuali guanachi, cavalli, pecore che possono attraversare la strada
all'improvviso.
Molti mi hanno detto che la Patagonia alla lunga diventa noiosa, pecore
da una parte, guanachi dall' altra, un' unica strada diritta che sembra
non arrivare mai dove si vuole arrivare.
A me per adesso questo deserto di spine, questa pianura di arbusti, rovi
e cespugli, entusiasma e ipnotizza.
Non ho mai visto un attorno cosi' vasto, uno spazio cosi' aperto, un orizzonte
cosi' largo.
E a volte quando ti fermi in mezzo a una strada ti chiedi:
e' questo il centro esatto del mondo? il centro esatto del vuoto?
E' qui dove sono ora che lo spazio delle citta' e dei centri
abitati finisce?
E' dai miei piedi che si irradia senza fine tutto quanto conosco e sono
abituato a vedere?
Luis dice, sorprendendomi, che la Patagonia e' praticamente tutta privata,
anche quando non
si vedono recinzioni.
Proprietari terrieri che occupano spazi giganteschi, a causa del
fatto che vista la scarsita' d'acqua (anche 100 m per scavare un pozzo)
e di vegetazione, per allevare pecore e' per esempio necessario 10
volte lo spazio che serve in una terra fertile.
Arrivati a Punta Norte ci incamminiamo sul sentiero che porta sopra la
spiaggia e al capanno dei guardiafauna, dove ci dicono che l'ultimo avvistamento
e' stato un gruppo di 3 orche questa mattina alle 9, a circa 1 km dalla
costa.
Non c'e' nessuna certezza, il comportamento delle orche e' totalmente
imprevedibile, visto che possono fare anche 150 km al giorno.
Sono le 11, l'alta marea arrivera' verso le 12.30.
Lontano, in un faro che sembra una ferita verticale nell' orizzonte,
oggi che le orche potrebbero essere nei paraggi, c'e' tutto il giorno
un uomo dell' estancia vicina, pronto a segnalare la presenza ai clienti
che arriverebbero qui in 10 minuti.
E' probabilmente la maniera migliore per aspettare l' arrivo delle orche,
l'unico difetto e' che una notte all' estancia costa 250 dollari americani.
.
La spiaggia e' comunque un incanto, con una grande colonia di leoni marini
coi loro cuccioli, nati tra gennaio e febbraio.
Nella zona protetta e' proibito quasi tutto, cosi' torno al parcheggio
a mangiare un po' di frutta e a fumare.
Vedo 2 zorros (volpi) grigie, agili, snelle, speranzose nel cibo dei turisti
(che e' ovviamente proibito dargli), e vedo un peludo (armadillo), creatura
strabiliante davvero.
Quando si avvivina lo accarezzo per un momento e gli dico: "cazzo,
come sei preistorico."
Il peludo ignora il mio commento e continua ad andare alla ricerca di
cibo e acqua dolce, qui davvero difficile da trovare.
La marea si alza, "Pazienza e fortuna", dicono i guardiafauna
"pazienza e fortuna. Ieri le abbiamo avvistate, anche se lontano,
alle 17, quando la marea era bassissima.
E a maggio 2007 venivano qui quasi tutti i giorni.E sai quanti turisti
c'erano? Nessuno."
Il tempo passa, il parcheggio si riempie di armadiilli,
vado a prendere un caffe' con Alberto, fumo, mangio un salgadito, fotografo
un zorro.
Alberto mi dice che l' armadillo e' buonissimo da mangiare, anche se ormai
lo mangiano solo in campagna.
E in campagna, anche se proibito, di tanto in tanto cacciano qualche guanaco,
da cui sembra si ricavi un ottimo prosciutto.
I turisti delle escursioni piu' complesse se ne sono andati, restiamo
in pochi a dimostrare e pazienza e ad aspettare fortuna.
Ma lo spettacolo della spiaggia rimane favoloso.
Cuccioli di leone marino, grandi come piccoli cani, camminano maldestramente
sul bagnasciuga, ripresi dalle madri quando si spingono troppo lontano.
Gli esemplari piu' giovani si tuffano in mare a pescare e a fare acrobazie,
mentre i maschi dominanti, con la caratteristica criniera di pelo
da cui deriva il nome "sea lion", restano immobili sulla
spiaggia nella tipica posizione a testa in alto, che gli permette di avere
una visione a 360 gradi dell' harem che li circonda, composto in media
da 15 a 20 femmine.
Gabbiani e cormorani reali volano a saetta sul pelo dell'acqua.
C'e' un elefante marino, gigantesco e solitario, che dopo un po' scompare
nell'oceano.
E un giovane pinguino di Magellano, anche lui solo, che vaga sulla riva
con l'aria di chi si e' perduto.
Ma di orche, nemmeno l'ombra.
D'altra parte, sono circa 32 le orche che vengono da queste parti, non
cosi' tante.
Luis ci spiega la loro societa' matriarcale, e che i maschi si riconoscono
dalla pinna dorsale (che arriva anche a 1,70 m) triangolare, a differenza
di quella delle femmine e degli esemplari piu' giovani che e' a forma
di falce.
Ci sistemiamo dal capanno dei guardiafauna, ottimo punto di osservazione
in cui tra l'altro si puo' fumare e vediamo la marea scendere, il mare
ritirarsi e la spiaggia allargarsi di nuovo.
L'acqua diventa a strisce blu e turchese, affiorano gli scogli, le femmine
di leone marino, certe dell' assenza di pericolo, portano i cuccioli a
fare il bagno o a giocare tra le rocce, ricoperte di alghe verdi.
Le orche non verranno oggi.
Abbiamo avuto pazienza, non abbiamo avuto fortuna.
Tornando verso Puerto Madryn, Luis ci parla di come a un occhio esterno
i gauchos possano apparire crudeli.
"Le pecore non si marchiano come i cavalli" racconta, "per
riconoscerle gli si taglia un orecchio in un certo modo quando sono
agnelli.
Gli si taglia la coda, perche' gli escrementi si attaccano e potrebbero
macchiare la lana.
E i maschi si castrano, sia perche' cosi' diventano piu' grandi e non
gli spuntano le corna, sia perche' per la riprroduzione si utilizzano
animali scelti, che vengono dall' Australia o da altre parti del mondo.
Certo, le cose ora sono molto migliorate, per castrarli ora si usa una
pinza speciale, che genera pochissimo dolore.
Tutti credono che i gauchos in passato castrassero i maschi con un coltello,
ma la lama avrebbe generato infezioni.
I gauchos hanno quasi sempre castrato le pecore coi denti."
E mi mostra 2 foto in cui un gaucho, che qui in Patagonia per il
forte vento non porta un cappello da cow-boy ma un berretto a visiera
corta, stacca con un morso i testicoli a un montone.
wow.
Finiamo il viaggio con Luis che ci porta in macchina in quartiere operaio,
pieno di boliviani, mano d'opera efficace e a buon mercato.
Ci sono baracche di lamiera sulle colline, e qualche casa di mattoni che
andra' migliorando.
E' tutto molto povero, ma nessuno sembra morire di fame, e col tempo,
dice Luis, diventera' un barrio normale.
Devo credergli sulla parola.
9.3.08
La mia ultima sera a Puerto Madryn, piove di rotto, evento piuttosto raro
che infatti genera un totale blackout, e siamo in 5 a cena all' Estela,
alla luce dei neon di sicurezza.
Oltre ad Alberto e Marina ci sono anche Jorge, un amico di Alberto, e
suo figlio, in viaggio per lavoro.
Anche Jorge non capisce come possa piacermi il deserto patagonico.
"Vai a Puerto San Julian? Ma non c'e' niente la'.
Ah, ci vai per spezzare il viaggio.
Ma tra il costo del bus, l'albergo e tutto il resto, ti costava quasi
meno prendere un volo diretto per Ushuaia.
Stai per fare 1000 km, piu' altri 1000, di cui forse 80 sono interessanti".
Eh oh.
All'arrivo della parrilla, Jorge dice a Marina, che non e' certo
schizzinosa:
"Senza offesa ma per me il lomo (filetto), i bife e quelle cose li'
sono comida de mujer."
Colpito quindi nel mio animo macho assaggio tutto quanto, le animelle,
la trippa, piccoli pezzi tondi e bianchi che dovrebbe essere il retto
(chinchulin), e la morcilla, una salsiccia di sanguinaccio che quasi mi
fa vomitare.
Resto una mujer e continuo a mangiare quindi lo splendido filetto al sangue
e l' ottimo maiale con pure' di mela.
A tavola il vino si spreca, doppiamo gli anis, e dopo cena ci trasferiamo
in un bar a bere qualcos' altro.
Quando ordino l'ennesimo anis e Alberto mi bacia sulla testa, capisco
che a parte forse Marina, siamo praticamente tutti sbronzi persi.
Jorge torna in albergo, noi siccome e' sabato, andiamo in discoteca.
Nella prima, manco fossimo a Londra, non ci fanno entrare perche' Alberto
ha le scarpe da ginnastica (io i sandali), nella seconda ci riveliamo
come turisti e si entra.
E' una discoteca uguale alle discoteche di tutto il mondo, come il mio
comportamento, che consiste come sapete nel bere in continuazione
appoggiato da qualche parte quasi immobile.
Ci salutiamo alle 6, reggendoci in piedi miracolosamente.
Del mio ritorno in albergo mi restano ricordi confusi.
Puerto Madryn ancora al buio, la strada perduta senza sapere dove sono,
un incontro spiacevole ma a posteriori affascinante, in cui volano frasi
come "quere matarme? entonces matame ahora" e "soy italiano,
no tengo miedo", che si risolve con 10 pesos e una stretta di mano
tra un pazzo e un disperato (e sto ancora a chiedermi io quale parte ho
fatto).
Un taxi che finalmente prendo alla stazione degli autobus e che faccio
aspettare fuori da un benzinaio aperto 24 ore mentre cerco di cambiare
una banconota da 100, e dieci minuti di campanello e toc toc alla
porta del Tandil, dove mi aspettano 3 ore di sonno prima del check-out.
E' un fatto, a 41 anni anche se non
sembra sono piu' gentile, penso spesso per assoluti e amo ancora
le differenze.
Ma furbo ormai, non lo diventero' piu'.
bye
<< 2. il mare e la Regione
dei Laghi || >> 4. Verso sud, dove va a
finire il mondo
|